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LETTERA APERTA AD ETTORE MAJORANA

Caro Ettore

Mi perdonerai questa licenza di rivolgermi a te come se fossimo intimi amici o lontani parenti.

Ma hai sempre fatto parte, almeno intellettualmente, di una piccola parte della mia vita e dunque non

ho mai smesso di cercare, capire, indagare la tua tanto e ancora dibattuta vicenda.

Ora che ti scrivo, nell’anno 2022, sento che questo tempo non ha nessuna importanza e penso quindi che non

abbia nessuna importanza nemmeno il tempo della tua vita.

E’ una certezza questa che accoglie, nel significato e nel significante, il vero motivo di questa lettera aperta

lanciata nel ciberspazio con lo stesso gesto del lancio in mare di una bottiglia che custodisce un messaggio.

Tu ci sei, esisti da qualche parte ma nulla so sulla tua reale forma.

Sei forse un’anima? Capace di trasmigrare o essere in più forme tutte distinte e tanto lontane l’una dall’altra

ma con il potere di riconnettere tutte le forme per alimentare il tuo vecchio corpo, quello antico, quello scomparso.

Non sarebbe illogico, nemmeno con il gioco dei tuoi neutrini, e spiegherebbe il perchè ti hanno visto in

tanti posti diversi.

Sei forse un addotto, una copia aliena?

E questo spiegherebbe l’incongruenza delle tue foto del 1986 e del 1996 che ti raffigurano come un uomo

ben messo, in “carne”, molto diverse dal tuo corpo esile e fragile.

In ogni caso, qualunque sia la tua forma o la tua presenza, io continuo ancora a ritenere che ci sei ancora

in questo mondo e che potresti ricomparire in qualsiasi momento.

Magari per tornare a sentire i profumi della tua terra oggi contaminati da un vento fetido la cui origine

ti pone una domanda.

E le tue letture che sono in simbiosi con la tua storia che in tanti si affannano ancora a raccontare.

Il “Fù Mattia Pascal”, o “Uno, nessuno, centomila”, letteratura pura che ti accompagna sempre.

Sei  forse prigioniero del tuo corpo o prigioniero del potere?

Potresti liberarti, come hai sempre fatto.

La mia folle ambizione è vederti, conoscerti e puntare sulla tua faccia una telecamera per sondare le tue

tracce e poi caricarti di domande.

Ho provato a cercarti con le mie risorse ed è bastato questo per capire che il solo risultato ammesso sarebbe

stato un girare a vuoto o forse anche peggio di un falso risultato con tante nebulose che davano l’ombra a

diversi squilibrati.

Tu sai dove sono, sai come contattarmi.

La prima domanda che ti farò, se vorrai trovarmi, è cosa sta succedendo a questo mondo e quale sarà la

tanto decantata svolta.

E tu non ti chiederai il perchè dovresti incontrare uno sconosciuto.

Sarebbe la domanda di un mondo che non è il tuo.

Ecco, ho concluso così le mie ricerche, consegnandoti la mia folle ambizione di incontrarti.

E ti aspetterò certo che questa lettera tu già la conoscevi prima ancora che fosse scritta.

 

Sinceramente

 

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