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IN VALLE D’ANAUNIA UN INCONTRO IN RICORDO DELLA GINECOLOGA SARA PEDRI

Il Trentino, la Val di Non, la diga di Santa Giustina che sembra avere inghiottito la ginecologa Sara Pedri anche se nessuno l’ha vista buttarsi dal ponte di Mostizzolo per finire nell’invaso artificiale creato da una diga costruita negli anni cinquanta e considerata un modello di tecnologia. I parenti, gli amici, gli abitanti della comunità si sono incontrati nell’abbraccio e nel ricordo di una ragazza conosciuta nella città di Cles come medico di ginecologia e la cui storia, terribile, ha portato anche ad un atto d’accusa contro alcuni responsabile del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento  indagati per violenze verbali e umiliazioni a danno della specialista. Lo scrittore  Leonardo Sciascia avrebbe parlato di una storia semplice, apparentemente tanto semplice da diventare invece molto complicata. Un giurista anglosassone direbbe che non vi è prova di niente se il corpo non si trova. E allora, se questo è un paradosso, in Italia, dal 1974 ad oggi, dentro il paradosso ci sono settantamila persone senza uno straccio di prova, sparite nel nulla e mai ritrovate. Nemmeno un tessuto, uno scheletro, una traccia. Lo denuncia l’Avvocato Nicodemo Gentile, legale della famiglia Pedri e a capo dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Una cifra enorme di persone come risucchiate da un buco nero in uno spazio relativamente piccolo se si mette a confronto l’Italia con i grandi territori super continentali della Russia o della Cina. E nemmeno Sara Pedri ancora non si trova nonostante un impegno per le ricerche nel lago che fà davvero onore alle forze di polizia. Naturalmente vi è polizia e polizia a secondo delle circostanze. La seconda polizia, tanto per fare un esempio, quella dei pestaggi di Genova e dei massacri di Bolzaneto, dovrebbe, se proprio vuole riscattarsi, risolvere almeno un dieci per cento dei casi di scomparsi, ovvero settemila persone da riportare vivi o morti alle famiglie anche se il dilemma resta comunque se provate ad immaginare una proporzione. Pensate, settantamila persone, settantamila. Sono informazioni reali e ufficiali che viaggiano quasi sempre sotto silenzio e che scatenano incubi e angosce alla popolazione sempre meno informata e sempre più manipolata su altre vicende ancora più inquietanti. Messe nere, espianto di organi, traffico internazionale di esseri umani e, udite udite, rapimenti alieni, notizia tra le più inverosimili e, se si fossero trovati almeno i cadaveri di mille persone, sarebbe ancora più inverosimile. E invece niente, nemmeno uno degli scomparsi è stato trovato, ne vivo e ne morto. Il fù Mattia Pascal di Pirandello sarebbe oggi un ottimo manuale da studiare per la ricerca di risposte. L’idea di cambiare vita, mutare identità, realizzare la propria esistenza in un nuovo mondo con la speranza  di rinascere senza più un passato è sempre stato il sogno di una piccola minoranza di uomini e donne, un pensiero quasi sempre fantasticato e da pochi realizzato. Da pochi appunto e dunque la cifra di settantamila lascia cadere la grande ombra disegnata in un mezzo secolo. La famiglia di Sara Pedri è certa e forse anche rassegnata al gesto della ragazza. La sorella di Sara analizza la dinamica:” Ha lasciato la macchina vicino al ponte di Mostizzolo, ha lasciato la borsa a casa e anche i soldi e le carta di credito, ha portato con sè solo la patente e la carta di identità che ha messo nel taschino della giacca così da segnalare la sua identità a coloro che l’avrebbero trovata”. ( PRESTO UN VIDEO SU YOUTUBE) Ma da cosa nasce questa certezza assoluta? Forse dal fatto che si conoscevano bene, si sentivamo e si capivano. Ma Sara glielo ha forse detto? Ha lasciato uno scritto:” Quando sarà sappi che…..”. Tentiamo una delle tante strade, quella di parlare con i vigili del fuoco, quelli ufficiali e quelli volontari. Uno di loro mi porta al centro del ponte di Mostizzolo e mi invita a guardare il letto del fiume:” Guardi in basso, lo vede come si strozza il fiume? Qui i cadaveri si trovano sempre, possiamo dire quasi sempre? Ma è un quasi talmente ipotetico…come se fosse successo qualcosa di naturale e imprevedibile”. Si avverte una sensazione strana di omertà siciliana. Qualcuno si nasconde, qualcuno minaccia di venire alle mani se si accende la telecamera. Altra strada, si chiede di parlare con i tecnici della provincia che gestiscono la sicurezza della diga per fare una sola domanda:” Ma perchè non prosciugate il lago per risolvere una volta per tutte il dilemma?”. Una immagine riportata da Facebook segnala che nel 2017 la diga è stata svuotata e sarà stato sicuramente in inverno perchè si vedono lastre di ghiaccio sul terreno sabbioso e asciutto. Il cameriere di un bar parla della diga, meta preferita dai suicidi, che è però molto lontana dal ponte, e accenna ai sensori che rilevano qualunque cosa cada in acqua perchè occorre evitare che un oggetto o corpo umano  finisca tra le acque, attraversi la griglia metallica e, incagliandosi, faccia danno alla turbina che produce energia elettrica. I giornali parlano di un dirupo, a ridosso del ponte, dove i cani molecolari hanno segnalato la presenza di un corpo dopo aver fiutato alcuni indumenti di Sara Pedri. E’ un angolo pericolosissimo e si rischia quasi subito di cadere tra le rocce ma la corrente del fiume non può nascondere un cadavere. L’avvocato Gentile è certissimo:” Tutto l’impianto probatorio va purtroppo nella sola direzione del suicidio, possiamo solo sperare di trovare il corpo della povera Sara”. Ecco allora che ritorna la domanda:” Ma perchè non si decide  di svuotare la diga?”. I tecnici della Provincia interpellati non rispondono.

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