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TUTTI I ROMANZI DI DANIELE RUTA

LA PIU’ GRANDE E STRAORDINARIA STORIA D’AMORE

PRIMO CAPITOLO

 

Quel giorno a Venezia, l’uomo e il suo cane. Una piccola stanza d’albergo dentro la città, affascinante e morente. Sono raccolti insieme, lui e il cane e in questo momento sembra che il tutto basti ma solo al fermarsi il tempo del momento. Ulan Bot era arrivato e, durante la ricerca di un guscio per dormire, il suo cane si era accasciato diverse volte come a voler parlare, come a voler dire qualcosa in un messaggio. Sono sensitivi i cani, come tutti gli animali ma più di tutti gli animali. Hanno un potere della mente che rende gli uomini incapaci di decifrare. In treno, nel corso del viaggio, si era avvicinato ad Ulan Bot un personaggio imponente e non per lui ma certamente per altri molto inquietante. Gli si era seduto accanto, aveva lanciato uno sguardo al cane e questo era bastato per trasformare la sua faccia. Era mutato il viso violento, feroce, vendicativo. Era diventato il viso un sorriso di dolcezza e tenerezza e tante altre cose che non sarebbero potute mai arrivare nel contatto con un qualsiasi altro viaggiatore.

C’era ora in quella faccia speranza, conforto senza rassegnazione e poi c’erano le parole, poche, ma sufficienti per far partire con quel treno la più grande e straordinaria storia d’amore:” Andrà tutto bene, andrà come tutto deve accadere, lei non farà errori e, semmai rischiasse di fare un solo errore, sarà il suo cane a guidarla e a riportarla sulla giusta scelta”. Poi l’uomo tira fuori un libro dalla sua sacca e lo  lascia con delicatezza scivolare con il gesto attento per dire che quel libro è un regalo importante:  “Lo legga con calma e attentamente e vi troverà tutte quelle risposte che sente lontane”.

“Chi è lei”, domanda Ulan Bot.

“Posso dirle che sono tante cose? No, non credo basterebbe”.

“Allora-incalza Ulan Bot-può dirmi una cosa sola per cercare di capire il tutto?”.

“Una cosa sola? Ma certo…se le basta sapere e io credo che le basterà…”.

“Si…?!”.

“Io sono un uomo lupo!”.

Una di quelle rare e incredibili risposte che nessuno si aspetta.

L’uomo lupo non si allontana, resta seduto nel sedile accanto allo scrittore che lancia uno sguardo allo strano viaggiatore come un messaggio per dirgli che ora ha bisogno di pensare e allora riprende la penna in mano, scosta di poco il libro,quel regalo, e tira fuori dalla sua giacca una piccola agenda rossa dove scrive:”Uno scrittore, tutti gli scrittori che raccontano le loro vite o pensano di trasformare in letteratura le loro storie finiranno tutti per cadere nel ridicolo!”.

E lo appunta:”Ridicolo!!”. Poi alza di nuovo  lo sguardo e lo dirige verso l’uomo dell’incontro che gli sorride ancora e gli dice:”Lei si sbaglia, deve solo liberare la sua penna senza pensare al suo appunto perché quello che lei racconta è la storia del mondo che è stata già vissuta, è vissuta ora, sarà vissuta dall’umanità.”

Resta perplesso Ulan Bot, l’uomo lupo gli legge il pensiero, può guardare i movimenti della sua penna e vedere cosa produce ma resta anche molto colpito da quella citazione:”L’umanità”. L’umanità che ha vissuto, vive, vivrà. E ora quella strana sensazione, si sente più libero,molto più libero ora avendo ascoltato quelle parole.

L’anno 2013 era già passato e la Venezia della primavera come Trieste in aprile furono testimoni con la pioggia e le nuvole di un evento che resterà sospeso nella sua apparente tristezza, nel suo apparente dolore come una storia che non finisce ma che invece si nutre di nuova bellezza e di nuova ricerca. L’uomo lupo lo stava dicendo senza parlare:”scrivi, scrivi del mondo e dell’umanità e consegna gli scritti alle genti che sono ovunque, la tua storia invece non finirà mai, ne si spegneranno veramente quegli spiriti, quelle scintille divine che hanno preso forma per restarti accanto, per amarti e avvolgersi nel tuo amore”.

Senza quell’uomo , quell’uomo enorme, imponente, con una faccia tremenda, Ulan Bot avrebbe scritto “ridicolo” a commento di passaggi su storie che non finiscono, scintille diviene e patetici amori che non si estinguono. Invece tutto questo gli appariva reale,bellissimo. Su quel treno, con l’uomo lupo che rispondeva e ribatteva ai suoi pensieri non espressi, citati solo dalla sua mente e con una bocca chiusa che non parlava.

Ulan Bot aveva quasi concluso un libro inchiesta sul viscido potere sociale nel paese che prospera e si ingrassa con la povertà e il disagio di uomini e donne che, molto probabilmente, se conquistassero i galloni imiterebbero  in peggio gli operatori sociali dal sistema preparati. Cerca di distrarsi lo scrittore, distrarsi da quella presenza a cui vorrebbe fare un miliardo di domande che sono tutte nella sua testa ma bloccate e incapaci di arrivare alla presenza per essere ascoltate. Allora tira fuori un capitolo del libro fingendo di correggerlo. E’ la parte del lavoro dedicata al Trentino Alto Adige con un paragrafo che punta sui servizi sociali di un territorio, il Primiero. E, sempre con l’impressione di avere già detto tutto col pensiero alla presenza, gli domanda:”Conosce anche questo?”.

“So a chi ha puntato la sua penna, conosco la storia che racconta e altro ancora, molto di più che lei non sa!”.

“Davvero? Cosa?”.

L’uomo lupo gli si rivolge all’improvviso fraterno e con un tono di vero amico:”Hai voluto mettere dentro tutta la mano nella grande merda, li hai visti uno per uno i cosiddetti assistenti sociali. Quello che non sai è che hai scatenato l’umanità, hai dato a migliaia di persone un pensiero violento, negativo che condannerà i carnefici a rivivere tutto quello che hanno fatto alle vittime e questa maledizione ricade dentro un lungo processo, dentro un lungo percorso che potrà colpire anche le generazioni se i carnefici non espieranno i delitti e, alla fine, le colpe peggiori, la banalità del male, la grettezza e l’ipocrisia, la meschinità colorata di senso del dovere, l’abuso camuffato sotto il mantello della legalità, ecco, tutto questo sarà pagato con la sola malattia che non conosciamo, quella malattia, il cancro, che esprime con il mistero della sua genesi, con la primitiva e arcaica mutazione cellulare e con l’esplosione della vera potenza di una vita che si alimenta con altra vita, il bisogno cosmico della giustizia!”.

In questa storia sembrava ci fossero due storie che nascevano, come contrapposti, con i contenuti di due libri completamente diversi l’uno dall’altro.

C’era il manoscritto dell’inchiesta sociale non ancora pubblicato dallo scrittore e c’era il regalo dell’uomo lupo:” I dialoghi degli uomini con i loro cani”. Quello strano sconosciuto apparso all’improvviso, capace di leggere il pensiero e lanciare all’interlocutore la certezza di avere poteri straordinari, stava dicendo qualcosa con una logica precisa che non poteva essere però ancora esplicitata. Lui conosceva, sapeva, sapeva il lungo percorso, il lungo processo vissuto da Ulan Bot che aveva attraversato l’Italia e l’Europa per raccontare il potere che si nutre della sofferenza e della povertà. Sapeva dove era stato, i posti che aveva frequentato, sapeva i rischi che aveva corso, le persone incontrate, le nefandezze che aveva visto ed era  stato capace, lui l’uomo lupo, di entrare in contatto con le dimensioni e le anime che avevano protetto e salvato lo scrittore fino a garantirgli uno spazio di salvezza anche dai finti amori e dai trucchi sentimentali. Ulan Bot non sapeva ancora niente di tutto questo ne si chiedeva e nemmeno  comprendeva quale assonanza o distanza potesse esserci nel confrontare un’inchiesta sociale con un dialogo tra uomini e cani. Quel libro, tuttavia, era prezioso, molto prezioso. E narrava cento dialoghi che uomini e donne avevano avuto con i loro compagni cani. Tutto ancora da spiegare, tutto ancora da formulare. La fattura del libro, la sua forma, la sua carta. Dove era stato stampato? E quando? E da chi? E l’autore, chi era? Se c’era. Qualcuno che avesse almeno raccolto questi dialoghi e li avesse messi insieme. E questi dialoghi erano veri o nascevano dalla fantasia di un romanziere? O di tanti improvvisati e fantasiosi uomini o donne che cercavano di lenire il dolore di una perdita poiché una certezza c’era. Il cane parla prima di morire, quando sta per morire o quando è già morto.

Erano stati anni straordinari di grandezza e di amore e sarebbe stato difficile per Ulan Bot immaginare una conclusione normale così come normalmente si concludono le storie. Lui era certo dell’esistenza di un magico incantesimo che avrebbe portato alla morte lui e il suo cane nello stesso istante facendo della sua creatura l’Argo di Ulisse o una potenza della natura capace di vivere venti o trenta anni senza risentire del tempo e sempre aspettare l’istante per essere in quel momento con il suo compagno.

L’uomo lupo si alza di scatto, ha fretta di allontanarsi e su tutti i passeggeri del treno che lo incrociano scende un gelido disagio.

Prima di allontanarsi da Ulan Bot, la sua faccia feroce si illumina per l’ultima volta di tenerezza. Gli lancia lo sguardo finale e gli dice:”Le prime pagine del libro che ti ho donato formano il primo racconto e sono stato io a scriverlo.

Leggi queste pagine con amore e senza dolore, queste pagine sono la tua storia,parlano di te, puoi non crederci ma è la tua storia vera, quella che ancora non conosci”.

Avrebbe capito Ulan Bot con la lettura del libro che tutti gli autori dei racconti erano esistiti ed erano ancora in vita e che i racconti narravano storie vere riportate sulla carta da esseri straordinari. Erano gli uomini lupo e le donne lupo capaci di far parlare gli animali, capaci di ascoltare le  risposte espresse dai pensieri dei cani che, a differenza degli umani, sapevano ascoltare anche i loro pensieri non espressi. Ma tra cani e donne e uomini lupo la connessione è perfetta, possono comunicare con il pensiero e trasformare il pensiero in parola, gli uni con gli altri.

Quel libro ora è su un tavolo, in un albergo, a Venezia.

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