IL VOTO IN SICILIA- MA CHE BRAVO CLAUDIO FAVA!

I DIALOGHI TRA UN ISLANDESE E DANIELE RUTA

 

Islandese: Allora….ci sono ancora delle cose che non si dicono o non si capiscono della Sicilia?

Potremmo lanciare la discussione con la scelta di Claudio Fava, paladino antimafia, che candida nella circoscrizione di Ragusa per la sua lista dei Cento Passi l’ex di tutto Aiello. Ex comunista, ex autonomista, ex a prestito nei governi siciliani di centrodestra. I passi saranno pure cento ma con i movimenti all’indietro del gambero.

Islandese: Scelta poco notata, notizia silenziata…..

Eppure è con questa notizia che si capisce la Sicilia, la sua classe politica e finanche il suo popolo. Il nuovo è già vecchio anche per chi dice di volersi battere per la trasformazione radicale della sua terra e denuncia i trasformismi e i candidati impresentabili.

Islandese:  Quindi ti domando…cos’è la Sicilia? E si può ancora cercare di capirla?

Non vi è più niente da cercare in Sicilia, non vi è più niente da capire. Oggi il suo contesto è dentro  la globalizzazione, il conformismo delle masse e il potere economico che con i diversi poteri paralleli  schiaccia la politica e l’idea politica.

Islandese: Mi dai due elementi e, se esiste, un’eccezione.

L’unica eccezione rimasta ai siciliani è il sentimento atavico della “famiglia” e il bisogno di sentirsi parte di un gruppo o di un branco per modellare la propria protezione antidoto contro la paura dell’esterno.  Alla scorse elezioni regionali del 2012 sono andati a votare meno della metà degli aventi diritto, un dato che nel gioco democratico dovrebbe annullare il potere politico. Ma non è qualunquismo. E’ un segnale preciso che dice alla politica di non “fare più parte della propria famiglia” perché questa politica non garantisce più il bisogno di protezione e non è più antidoto contro la paura.

Islandese: E i due elementi?

Un elemento interessante e sconosciuto è la forza separatista e indipendentista che cova dentro la “famiglia” e può essere compreso se si raffronta il popolo siciliano con quello catalano. In Catalogna l’indipendentismo è un’idea politica, in Sicilia è parte del sentimento storico e atavico generato dalla “famiglia”. La famiglia spinge sempre per il suo separatismo spacciato da un surrogato di autonomismo. La famiglia è già formata e chiusa in se stessa rendendo le aspirazioni autonomistiche o indipendentistiche  delle mere citazioni di dibattito politico per delle forze che non sanno più cosa dire per la ricerca del voto. Questo, che suona paradossale, ci dice che la famiglia siciliana ha già decretato la sua indipendenza e, atavicamente, molti secoli prima della Catalogna e infatti finiscono nel fiasco tutte quelle liste politiche che gridano alla “Sicilia Libera!”.

La famiglia siciliana, nel suo sentire e nel suo cercare, è già libera e indipendente da  tutto.

Islandese: E l’altro elemento?

Gli osservatori nazionali dicono di non capire la Sicilia, i suoi trasformismi, i candidati che passano da una parte all’altra senza preoccuparsi del giudizio degli elettori. Tutto questo e tutto il resto non lo capiscono. Ma non vi è nessuna preoccupazione da parte dei trasformisti che rappresentano l’altra metà della “famiglia” siciliana che ha scelto di vivere  di politica e di andare a votare perché crede che la politica è ancora sinonimo di protezione contro la minaccia e la paura. Per cinque anni e per la prima volta nella sua storia la Sicilia ha avuto in Crocetta il primo Presidente ex comunista e questo avrebbe fatto pensare davvero ad una rivoluzione. Invece gli enti religiosi sono stati foraggiati più di prima, i giovani e i disoccupati continuano a mendicare lavoretti precari per 400 euro al mese, la condizione socio economica dei siciliani è quella stessa voluta dai governi democristiani e berlusconiani. Il nocciolo della questione è tutto qui, la famiglia, sempre minoranza, deve garantirsi e proteggersi a danno della maggioranza.

Islandese: E una conclusione più efficace….

La famiglia in Sicilia rende vano qualsiasi sforzo per un’istanza collettiva e vanifica, per esempio, l’idea socialista, tanto per dirne una, perché in Sicilia prima di essere socialista sei siciliano, prima di essere comunista sei siciliano comunista e se dici di voler cambiare devi fare i conti con la famiglia del passato come appunto ha fatto Claudio Fava.

Islandese: Oggi è domenica 5 novembre 2017 e in Sicilia si vota. Se la tua riflessione è giusta quali dovrebbero essere i risultati?

Ci sarà la vittoria di una famiglia su un’altra e l’astensionismo promosso da un’altra famiglia che si sente tradita e la sconfitta delle liste che si richiamano alla Sicilia. Tuttavia è sempre auspicabile un risultato diverso poiché, in questo caso, sbagliarsi vorrebbe dire cambiare, sperare,rinascere.

Islandese:  E se vince il movimento 5 stelle?

Allora dovrò tornare a scrivere della Sicilia e di questa nuova trappola.

Islandese: E quale potrebbe essere il risultato diverso?

Un risultato che sprofondi e venga risucchiato da un astensionismo superiore a quello delle scorse elezioni  e che diventa pertanto eloquente segnale politico e non più messaggio di una “famiglia” tradita. Se si scende sotto una soglia ancora più bassa significa che c’è un popolo che comincia a capire, un popolo con cui si può ripartire perché ora si nega a quel branco che cinque anni prima aveva scelto.

Pubblicato alle ore 10.00 del 5 novembre 2017

 

 

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