IL VENTO GELIDO DELLE MONTAGNE CHE PORTA LONTANO IL MALE

I GIALLI DELLA MONTAGNA

 

Esisterebbero due personaggi, conosciuti come pseudo giornalisti, sempre in conflitto tra di loro. Identificati nel loro supposto mondo del lavoro come Ettore Guastallò e Bruno Ruffolino. Entrambi si direbbero vittime di una maledizione che li tormenterà per tutta la loro vita, entrambi in stato di conflitto e invidia tra di loro, si lanciano a vicenda sguardi ricchi di risate. La scena, questa scena dello sguardo e della risata, talvolta per uno, talvolta per l’altro, si aggancia e si registra nei loro stati del pensiero trasformandosi in una continua ossessione che poi trova la sua tana perniciosa nel magma sessuale. In buona sostanza, seppure difficile capire la reale natura del magma sessuale, le due vittime del conflitto da loro stessi generato finiscono per imprimere la scena della risata dell’avversario nel momento supremo, e si direbbe generoso, del coito sessuale. E da questo spaventati perché ancora più ossessionati dalla certezza che la propria generazione venga concepita con una risata.

Le misteriose ombre, la potenza delle anime e il fantastico universo delle dimensioni parallele aveva guidato lo scrittore verso le montagne. Questo fantasmagorico momento lo  coccolava e utilizzava il vento gelido per allontanare da lui il male. Una potenza forse aliena e sconosciuta ma sempre

attenta all’uomo, attenta che nessuno e niente e qualsivoglia circostanza potesse fare entrare il male nella sua vita. La premessa dei due uomini in conflitto era dunque necessaria perché quando il male si avvicinava troppo e con minaccia la roccia protettiva praticava la “translazione” che trasferiva il suo tentativo agli stessi responsabili che il male lo avevano e ci giocavano con l’intento sempre di identificare la vittima a cui affidarlo. Ora c’era una storia, c’erano i protagonisti

principali e quelli secondari e poi un risvolto inquietante. Le risate andate in “translazione” talvolta colpivano il magma sessuale, talvolta lo stesso organismo degli attori del male con sviluppi cancerosi alla faccia o nel resto del corpo e talvolta  costruivano la scena di una tragedia che si sarebbe realizzata.

Come la generazione dei responsabili del male che sarebbe nata da una risata e

dunque destinata ai processi successivi del maleficio. Oppure, semplicemente, la translazione avrebbe garantito una condanna. La potentissima trilogia delle anime, delle misteriose ombre e delle dimensioni parallele conosceva tutto del male e sapeva individuare quelli che lo volevano e quelli a cui si voleva fosse destinato. E il destino toccava sempre alle persone che il male non lo volevano, non lo pensavano e magari cercavano pure di combatterlo. Una storia che appare, raccontandola, solo romanzata. E invece vera, tutta vera. Reale, incredibile. Ma vera tanto che diventa difficile da spiegare. Lo scrittore dunque, se scelto per questo suo mandato, quando il vento gelido nutre le sue carni, deve

per questo compito affrontare il carico complesso di due macigni.

Una notte, tra le montagne, il vento gelido lo accoglie e lo carica di tutta una fatica immensa ma dalla trilogia resa sopportabile che immette nel suo corpo tutte le malattie del mondo che dovranno essere translate e  lo rende narratore di una storia anch’essa destinata alla translazione. Tutte malattie latenti

che danno allo scrittore  forza, vigore e potenza. Tutte malattie destinate alla

translazione e che, nell’istante quando la trilogia vorrà portare lo scrittore con sé, diverranno luce per un poderoso atto di morte serena. Ma l’altra fatica è ancora più difficile da raccontare. Sono due storie, una semplice e l’altra complessa, molto complessa. La prima storia semplice deve costringere lo scrittore a vedere per descrivere il senso del male dato dal falso amore e dalla menzogna per poterlo confrontare con la vera

verità e la purezza dell’amore della luce, del cosmo e delle stelle che potrà sentire

indagando la seconda storia, quella più complessa  e avvincente. Uno scenario aperto, bellissimo, in Trentino, tra la Val di Non e la Val di Sole apre la prima scena con due vecchi decrepiti, un uomo e una donna, che ridono all’arrivo di un

pacco viveri per lo scrittore di cibi avariati e scaduti. L’azione della translazione sarà immediata rendendo ai due vecchietti uno sforzo ancor più vano per cercare di curarsi. Una idea  lucida della trilogia per imporre allo scrittore la voglia dell’indagine sul male che viene sempre rallentata, liquidata dalle idee comuni sulla “massa” o sulla “gente è gentaglia” senza cercare ,mai cercare le tracce che sviluppano il male e il suo piacere del male. La coppia disintegrata sente vicino,molto vicino il peso del dolore, della sofferenza e della morte. Quella risata serve come l’arrivo dell’ossigeno dove non vi è aria, serve per compensare.

Allo stesso modo il sesso legato alla morte che vorrebbe avere il sapore del male.

In uno stato di guerra,anche le popolazioni civili più puritane hanno bisogno di dedicarsi al sesso più sfrenato che appare fantastico contrasto contro lo stato permanente di morte e di senso di morte e tanto attrae gli occhi del male.

O in uno stato vicino alla morte, con donne malate che potrebbero serenamente

lasciarsi sprofondare tra i postriboli.  Una trilogia di persone questa volta segna la prima storia semplice del male. E la sua indagine. Una  finta

animalista, la prima ad identificarsi nel racconto, lancia il peso della falsità e della menzogna.  Ma perché finta animalista e perché cerca la menzogna e gode del

male che la falsità e la menzogna genera? Come un viscido rettile che  a cui piace strofinarsi tra le rocce. Ma perché? Poi c’è un barone della medicina e una psicologa che insieme fanno coppia per una pestifera alleanza che affonda dentro la menzogna del male, quel male che ti costringe a pensare di amare senza amare, o di prestare attenzioni solo per usare. Ma in questo, in tutto questo, non hanno scelto loro di entrarci. Sono solo delle comparse del male, fluttuanti e vagabondi per un gioco che non saprebbero

nemmeno controllare. Il male li vuole, il male li spinge, il male li rende passivi e incapaci di cercare per capire se esiste mai davvero un limite tra il bene e il male. Questa prima storia semplice destinata ad una futura e ancora non prevedibile translazione e tutta preparata, tutta ritagliata dalla potente trilogia  per portare lo scrittore alla vera conoscenza della verità e dell’amore tra le stelle.

La stessa storia dello scrittore, tutta la sua storia, anche la sua infanzia, viene indagata dalla trilogia della potenza per essere riportata, con la translazione, in uno strumento di morte. La forza oscura individua le scene, ogni scena viene lavorata con un suo sviluppo preciso e scelto per colpire il futuro utilizzando il

passato. Quella scena, da ragazzo. C’è una vecchia becera, oggi sicuramente morta, e un bambino handicappato. Il futuro consegna un handicappato che ride.

La scena allora viene congelata e utilizzata dalla translazione in un momento preciso, quando occorre riconnetterla con un’altra scena ancora, sempre del passato. Questa volta è il passaggio del politico Antoccio, un fallito in carica della provincia di Ragusa. E’ lui diventa l’handicappato che ride. Infine avverranno le

conseguenze di questa connessione. Tutti i posti vissuti dallo scrittore sono visitati dalla trilogia della potenza e, da posto a posto, da pietra a sasso, dalla Sicilia alla Normandia, dal mondo lontano al mondo vicino, per ogni istante della sua vita viene registrato un tracciato dalla forma che appare instabile quando serve per la translazione della scena. Ciò che è invece certo e solido è la presenza latente delle malattie. Cellule cancerose vengono spinte in spazi aperti come bollicine che si cristallizzano e poi diventano proiettili alla ricerca del bersaglio.

E’, per ora, indefinibile e sconosciuto il rapporto della trilogia con la presenza aliena. Ma è certo che la translazione di morte data dal lancio dei proiettili non

cesserà con la fine dello scrittore. Il processo cominciato non si arresta, sarà continuo e viaggerà con una precisa logica. Ma quale? E per quanto tempo?

Per intanto, ci sono storie preparate, storie disegnate per lo scrittore che attendono di essere raccontate. Come la storia semplice e quella più complessa.

Ma c’è anche qualcosa di più agghiacciante per quanto riguarda la risata.

Quando uno qualunque muore la forza aliena, come a lanciare un canto, si avvicina alla potenza delle anime e ne trae per questo anche conoscenza

trasferendo poi al vivo che ride la risata del morto e, infine, facendo diventare anche questo un atto di morte, lo attacca ai responsabili che, manipolando, hanno provocato la risata.

La morte, unico e solo evento democratico, non può bastare alle forze sconosciute, sempre alla ricerca di un significato autentico di giustizia dato dalla morte e per questo quindi sempre in stato di confronto con il mistero alieno.

La morte non è e non può essere, come raccontata nel poema comico, un finale che livella tutti. Una forza vuole una risposta dall’altra, vuole sapere il perché della sua esistenza a fronte di uno spaventoso buco nero che risucchia i vivi che sono morti e li risucchia quasi tutti.

Lo scrittore trova la prova dell’esistenza vera dell’inconoscibile potere con le scalate delle rocce, con le passeggiate tra i boschi e con l’inerpicarsi tra le montagne. Ogni passo è una pericolosa trappola. Potrebbe cadere e sfracellarsi, potrebbe restare a gelare di notte disarmato al freddo o perdersi tra i labirinti della natura senza mai più trovare il ritorno alla salvezza. La forza invece rallenta le sue cadute, apre scenari di montagne sicure, lo spinge verso le direzioni del ritorno e lo carica di forza, tanta forza, e sicurezza, sicurezza tanta.

E quando tutto finisce arriva anche il messaggio . Un boato o una luce o la visiva dolcezza di un altipiano. Oppure, semplicemente, una frana dalle montagne, uno scivolare di sassi che il rumore riconverte in un suono che si fa parola:”Noi ci siamo, ci siamo, contro il male e gli attori del male”. Un sasso che ti dice ti “prenderemo e ti porteremo tra i silenzi e le dolcezze e la sconfinata serenità ma solo quando hai concluso la tua opera”.

Concludere l’opera. E su questo lo scrittore porta con sé una verità diversa. Lui crede che l’opera, la sua opera è già conclusa e che l’atto di morte che si aspetta è

il sigillo impresso sulle carte, l’ultimo movimento della penna per la firma. E allora torna tra le montagne scegliendo percorsi e rocce e sassi ancora più difficili e con trappole di morte che nessuna forza potrebbe disinnescare. E la misteriosa forza ancora lo accompagna guidando il corpo che suda e che fatica e,

volendolo ancora intatto e lucido e forte, sempre più forte, impone l’altra verità  dallo scrittore non creduta:”Concludere l’opera!”. Due verità che si confrontano e si oppongono. La verità lanciata dal mistero è certa che la prima fase dell’opera, manipolata e tradita, era solo un processo naturale, un momento necessario perché prendesse corpo l’opera compiuta, quella vera e definitiva. Anche il tradimento e la manipolazione dell’opera primaria era un evento che doveva accadere e che andava appunto nella definizione del corpo letterario principale, quello vero e definitivo, quello caricato dall’importante attesa da parte dell’umanità. In questo senso e con questa ragione in campo i traditori e i manipolatori dovevano entrare nella vita dello scrittore, strisciare come vermi, arrotolarsi a lui come serpenti per individuare l’opera, tradirla e poi, con lo stesso atto, con lo stesso movimento, distruggere il suo autore. La trilogia della potenza ha guidato gli eventi, ha scelto i protagonisti dell’inganno, ha operato perché tutto accadesse facendo credere ai traditori e alle comparse di essere i veri attori della scena, sicuri di avere in mano il gioco, ignari di essere stati destinati e di attendere ora l’orrore della “translazione”. I due manoscritti giovanili,  sigillati dalla trilogia della potenza e dal mistero alieno, furono dalle forze ispirati, guidando e inducendo allo scrittore un lucido e matematico movimento della penna, per formare la prova di partenza, per sapere se l’autore poteva davvero lanciarsi  verso il progetto originale. Saranno questi due manoscritti la vera chiave del giallo della montagna e l’ipotesi per la lettura sul ciclo di vita e di morte dello scrittore con il vento gelido che sposta, da una parte all’altra, le verità che si oppongono e si confrontano.

Ma ora, in questo camminare per posizionarsi sul fronte del vento gelido, in questo titanico sforzo del corpo con le carni che si compromino, esplodono all’interno, implodono per l’esterno e lanciano alle montagne e ai boschi richiami stridenti di trasformazioni con la pelle dirottata all’estensione per la liberazione dalle piaghe e il sangue che diventa cumolo di morte, l’uomo tra le rocce e i sassi avverte un calore tutto diverso dal calore dato dallo sforzo, dalla fatica e dal sudore. Il distacco è doloroso ma necessario per la translazione. Quel fenomeno,il distacco, che annulla la logica, la conoscenza, la scienza e la coscienza oltre che la certezza sulle leggi umane, le regole universali e i criteri della fisica. Da lui si distaccano le cellule metastatiche a carico dell’occhio e della lingua, i carichi diabetici, gli sbalzi delle concentrazioni glicemiche, i trombi venosi, le placche arteriosclerotiche, i cumuli del colesterolo, le masse neoplastiche localizzate ai reni, al fegato, finanche alla prostata, le metastasi al colon e alla milza e la temibile sequenza cellulare del pancreas. Un tutto compresso con un tutto liberato dal corpo che riammette al suo interno altre tragedie. Il potere alieno sintetizza la carica esplosiva dei proiettili calibrandola sulla giusta causa e sulla giusta colpa con malattie minori e malattie peggiori. Una batteria, posizionata, che colpisce senza fare errori ma con giustizia e senza eccessi rispetto al criterio della giusta causa e della giusta colpa, una conoscenza impossibile per lo scrittore. Anche per questo inconoscibile della conoscenza lo si sceglie perché non ha voluto schierarsi ne compromettersi con una banda che avrebbe potuto  fronteggiare la banda opposta. Ed è in questa scelta che cade il senso dell’azione per una vendetta devastante che è in se “pura” e “assoluta”, dunque, naturalmente, anche purificata.

La forza aliena distacca il male, tutto il male, riconsegnando allo scrittore un corpo completamente sano. Una sfera magnetica da lui si allontana avendo assorbito tutte le malattie del mondo, tutto il male in sé, ogni sua traccia che,

invadendo l’anima scatena la sua infermità plasmandosi come una piovra che

localizza le carni da colpire con la malattia. Ora, prima di una nuova vendetta, restano i bersagli e i territori da individuare, l’esercito dei vinti da

distruggere, definitivamente.

Talvolta lo scrittore trovava rifugio dentro il cuore di una donna solitaria che viveva in un maso delle montagne sconosciuto alle civiltà. Raggiungeva il posto con gli stessi rischi che affrontava per capire il mistero alieno, le dimensioni parallele e il potere dei morti, i morti giusti, non tutti i morti, ma solo quelli che avevano  combattuto e vissuto liberi e ora, come spiriti, fluttuavano con questa loro storia tra le tenebre. Non lo sapeva, ma in quel maso non c’era solo la donna ad aspettarlo . I morti avrebbero atteso l’andare degli eventi, il compiersi degli amori, avrebbero guardato il riposo dell’uomo, il suo ondeggiare tra le tenerezze femminili, il lasciarsi andare con la richiesta di una fusione delle carni. Sapevano i morti, che tutto questo sarebbe bastato per svuotarlo dai pensieri e, stanco, privato di sensazioni, incapace di avvertire la presenza dei morti durante tutta una notte che scatenava un sonno profondo e abbondante, l’uomo a loro, serenamente, si sarebbe consegnato perchè i giusti morti non devono spaventare, non possono mai spaventare con i loro segnali incomprensibili e dunque terrificanti per i vivi. I giusti morti, per comunicare, producono semplicemente sensazioni ai vivi, innescano in loro sfumature di pensieri  e cosi’,

senza paura, si realizza il contatto. Ma questa non era la storia di quella notte, non era questo l’evento che la notte si aspettava. La morte giusta dei giusti morti avrebbe dovuto indagare i risultati del potere alieno a beneficio dell’organismo dello scrittore, condizione necessaria per la successiva translazione.  In quel maso, in un angolo molto polveroso, una prova certa della pigrizia e della disillusione della donna solitaria, erano stati lasciati per troppo tempo dei nastri sonori e un vecchio libretto universitario della facoltà di legge dell’università di Catania, un documento logorato, quasi distrutto dagli eventi. I fantasmi ora, avvolgendosi al sonno dell’uomo, ne indagavano tutta la  sua struttura organica e cellulare e da lui prelevavano tutti i suoi liquidi organici. Sangue, saliva,urina,sperma. Lo riscaldavano con il fiato delle profonde oscurità, lo facevano volteggiare, come navigare nudo, da una parte all’altra di quello spazio circoscritto che poi avrebbe dovuto portarlo in quel punto esatto che era il posto provvisorio ma pure permanente e con il gioco itinerante dove avrebbe, senza saperlo, incontrato il padre. La certezza dai giusti morti era stata rilevata. L’organismo era tornato ad essere come quello puro di un bambino appena nato.Tutto si era estinto, persino le cariche velenose assorbite lungo tutto il percorso della vita. Concentrazioni pazzesche di nicotina si erano dissolte e i metalli pesanti, le diossine, le polveri sottili e le tante “schifezze” non identificate

formavano, con l’estinzione, la polvere da sparo da caricare ai proiettili puntati a bersaglio dalla translazione.  Con l’arrivo del corpo del figlio nudo,  anche il posto polveroso, il punto di contatto col padre improvvisamente si era dissolto. I nastri magnetici, col fluttuare con l’aria, si polverizzavano. Le carte logorate vaporizzavano. Ma la storia registrata, la storia dichiarata era attaccata alla roccia con la stessa potenza che metterebbe in campo una quercia nell’affondare le sue radici. I comizi dell’avvocato, la sua voce registrata,in quel tempo, in Sicilia, era stata accolta dal vento gelido delle montagne come parte di una memoria di entusiasmi, speranze e ricchezze esenti dal male, con un “niente” da allontanare e dunque una voce sarebbe potuto tornare o confondersi con il richiamo dei lupi, lo strepitio dei boschi, il lamento delle foreste, il suono delle pietre che dalle montagne cadevano per lanciare messaggi. La donna del maso salutava quell’uomo, l’uomo della sua notte, con sentimenti tutti distinti e a volte persino contrapposti. Un grande orgoglio per averlo avuto, un odio per il distacco, la tenerezza nel guardarlo allontanarsi, la tristezza per saperlo ora troppo lontano dalla sua casa e la rabbia per non averlo capito. Ma quell’amore non era nato dai sentimenti umani troppo simili o da idee in gran parte  accomodanti. Era stato invece un amore insolito, cementato da una colla rara, molto efficace, praticamente quasi introvabile che incollava insieme un disprezzo quasi universale per l’umanità, l’amore vero e incondizionato per tutte quelle creature che di umano non avevano niente e il bisogno della giustizia contro ogni tipo di violenza. Una miscela che diceva che si poteva amare ancora e che si doveva continuare a cercare l’amore ma solo se lo si vedeva tra l’umanità dei giusti, quei giusti che avrebbero poi popolato le notti dei giusti morti. Gli spiriti allora, sempre in comunicazione con il potere alieno delle stelle, avevano guidato un’altra volta lo scrittore nella sua discesa e in una nuova e più pericolosa risalita delle montagne perché si trovasse tra i boschi e di notte a comprendere con il sentire il vero significato delle sue malattie e  a raccogliere gli strumenti di quella conoscenza che gli avrebbe permesso di raccontare la storia semplice e la storia più importante. Prima del distacco dal corpo, la translazione collocava tutte le sue patologie in uno spazio indefinito che rendeva difficile, se non impossibile, la certezza data da un riscontro clinico che voleva indagare un malanno riconosciuto dalla medicina. La malattia c’era, poi non c’era, poi ricompariva. Era questo spazio indefinito che preparava il distacco per la completa guarigione dall’accidente ma che, allo stesso tempo, costringeva l’organismo ad una continua pressione con uno stress che avrebbe dovuto variare la struttura cellulare per mettere costantemente in allerta tutti gli organi.

Era probabilmente questa la formula, questo lo sforzo che avrebbe portato alla morte un corpo sano poiché, questa variazione per chiunque insopportabile, avrebbe alla fine esaurito tutta l’energia vitale. La malattia doveva essere innescata, riconosciuta dalle difese immunitarie, attaccata, trasferita in una diversa funzione organica, trasformata in una malattia differente che andava collocata in latenza intanto che veniva distrutta la patologia primaria per essere destinata alla translazione. Gli spiriti dei giusti variavano, programmavano e trasformavano anche i movimenti della penna dello scrittore con continue alterazioni delle identità e dei ruoli dei personaggi all’interno di un preciso disegno geometrico prodotto dalle percezioni che davano il vero risultato reale di una storia che sembrava irreale e, con lo stesso sentire, manifestavano il vero risultato irreale di una storia data, con certezza dallo scrittore, reale.  Un fenomeno anche questo, come tutto il resto, guidato e supervisionato dal potere alieno.  Il fine ultimo sarebbe stato quello di raccontare il male e spiegarne le sue ragioni con la storia semplice per arrivare poi, con la translazione e la storia più importante alla vendetta generale che risparmierà i sei personaggi minori, protagonisti della prima narrazione della semplicità del male e del suo dolore.

Sei entità, tre vittime e tre carnefici, ma tre carnefici che già da vittime, un tempo, hanno conosciuto il male, e tre vittime che, in un loro tempo, hanno voluto essere carnefici.  Tutti dentro lo stesso cerchio, dentro quello stesso spazio dei ruoli alternati dove lo stuprato diventa stupratore, il boia l’impiccato e la vittima che si dona al suo assassino per prepararsi ad assassinare ancora. E’ questo cerchio che li assolve dalla vendetta aliena, è la narrazione di questo cerchio che permetterà poi alla scrittore di capire quel messaggio del vento gelido delle montagne:” Devi completare l’opera….”.

LA STORIA SEMPLICE

PRIMA SCENA

La merda ha lo stesso potere del miele, attira le mosche come farebbe il miele con le api. Se sei vincente sarai cercato dalle api, da perdente verrai assalito dalle mosche. Recita una citazione biblica: “Non dare le perle ai porci”. I profeti intendevano, con questo passaggio, descrivere la condizione umana, il cambio della percezione delle persone sulle altre persone, il mutare del loro donarsi tutto diretto e proporzionale al ruolo della persona che avevano davanti, tutto proporzionale all’idea che si facevano di quella persona in ragione delle sue condizioni, privilegiando il suo avere per  mortificare il suo essere. Ma dentro questo cerchio viene anche steso un filo impercettibile che segna un limite, un trucco, una traccia molto oscura e assai difficile da poter decifrare e che confonde le mosche con le api facendo sprofondare tutto in spazi di buio e di luce, in albe e tramonti, con la luna e il sole, con la vita e le tenebre, con la vista delle stelle che da speranza e la tempesta che ogni cosa annebbia. Tanto potente la forza del bene, tanto potente la forza del male, tanto potente lo scontro di queste due energie da riuscire a produrre, inaspettatamente, un fulmine che si dirige in tutt’altra direzione, una direzione non voluta, non programmata. E allora anche la mosca potrebbe, assumendo il corpo della crisalide, trasformarsi in una farfalla e lo sciame di api divenire l’arrivo dell’olocausto e della condanna.

Il potere alieno calibra, controlla e mette a fuoco anche la rara e originale potenza intuitiva dello scrittore. Una azione giocata in contemporanea con la scelta di caricare la batteria di guerra della translazione per colpire un obiettivo preciso. Anche questo un modo insolito e giocondo per onorarlo.

I proiettili, in rampa di lancio, sono pronti per lo sparo. Le metastasi, principalmente, e poi tutte le altre malattie del mondo, sono la polvere esplosiva.

La localizzazione è la città siciliana di Caltagirone.  La pseudo umanità di merda come scelta prediletta è formata da troie e ruffiani psichiatrici, dove “psichiatrici” sta per carnefici perdenti e non utenti malati che sono stati loro vittime. L’operazione è certa, vincente e arricchisce lo scrittore di altra forza, altra potenza tradotta nel messaggio:”Segui a scrivere, completa l’opera della tua vita”.

 

E infatti, la penna torna a muoversi, per semplificare il racconto della prima storia semplice con i sei personaggi che avrebbero ispirato sicuramente lo scritto dei profeti:” Non date le perle ai porci”.

 

SECONDA SCENA

E’ possibile dare un senso, ispirare una vendetta, risolvere l’orrore di un olocausto? Milioni di animali in un solo giorno al mondo vengono torturati,

massacrati, seviziati. Ci sono le grandi catene alimentari, i macelli, gli allevamenti intensivi, i circhi e le corride. Il popolo cinese formato da un miliardo e trecento milioni di persone, bolle cani vivi, li divora durante le feste popolari e, dalla notte dei tempi, il massacro affonda dentro una cifra aritmetica e un numero matematico impossibile da comporre o ricomporre. Irraggiungibile è il

numero della violenza, la cifra esatta come prova assoluta della sua esistenza.

Lo scrittore era tornato tra i boschi richiamato dalla potenza luminosa della luna piena e dal feroce lamento di un uomo lupo. Da lontano, molto lontano nel cielo,

un’astronave luminosa vigilava sulla sua sicurezza. Questa presenza aliena aveva voluta la scena, determinato l’evento e guidava lo scrittore verso un risultato esatto. Sarebbe arrivata la risposta alla domanda sul grande olocausto animale che si è consumato, si consuma e continuerà a consumarsi per l’umanità. Quel crimine,

 

 

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