IL GIORNO DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

DIALOGO TRA UN GIORNALISTA SPAGNOLO E DANIELE RUTA
Il tre maggio sara’ il giorno della liberta’ di stampa, un appuntamento importante, verrebbe da
dire, in tutto il mondo. E allora quale migliore occasione per parlare del tuo progetto
del giornalismo libero, l’Umanite’ del Coffe’ House.

Io credo che, in questo momento, la testimonianza piu’ bella che io posso dare sta’
nel lanciare un messaggio breve, io penso lucido, efficace.

Quindi?

Ripartiamo dalle cose semplici. Oggi si e’ arrivati al paradosso di ascoltare le
persone parlare di giornalismo libero come l’idea di un ingenuo o di un pazzo.
A fronte di questo luogo comune c’e’ poi l’attivita’ di una parte della
cosidetta “Intelligenza” che negli ultimi anni ha rivalutato il tema del giornalismo
libero, ha capito che puo’ funzionare, che puo’ essere cioe’ un buon strumento di
copertura ora che, anche nel giornalismo, sono caduti i riferimenti padronali di
una volta. Un tempo si sapeva chi era il padrone. Pertanto il giornalista aveva ben
chiaro un solo colore, il colore che non andava attaccato.

Oggi invece?

Oggi tutti i colori si mischiano insieme. Anche il  piu’ piccolo dei giornali ha un
frazionamento proprietario. Ci sono gli azionisti al 20 per cento, quelli al 30 per
cento, e cosi’ via. Tu scrivi una verita’ che fa’ male agli azionisti del 20 per cento
e ti salvi perche’ diventi bravo per gli azionisti del 30 per cento. Ma se non riesci a
capire che una tua frase, una tua intervista, una tua inchiesta va’ nella direzione
opposta, allora comincia la tua discesa.

Stai dicendo che e’ un manicomio?

Praticamente. Perche’ i piu’ bravi non arrivano al traguardo, a meno che non siano
coperti da qualcuno? E’ chiaro! Oggi puoi fare il giornalista sei hai la capacita’ di
adattarti, navigare in questo oceano incomprensibile, fiutare e capire quali sono
le maggioranze, quando cambiano le maggioranze, ed essere preparato quando
avviene il cambio. Poi ci sono quelli che si legano al potere e basta. Infine,io
credo, una piccola minoranza silenziosa che resiste, oppressa, ma che aspetta
qualcosa di nuovo e che potrebbe far partire la rivoluzione.

Forse sarebbe piu’ facile farci capire cercando di rappresentare questo mondo
del giornalismo.

Be’, allora. Io penso che la componente dei giornalisti che crede nella sua professione e
quindi anche nel giornalismo libero sia minoritaria, comunque sotto il 50 per cento.
Possiamo cominciare a pensare di vincere quando saremo almeno al 50 piu’ 1.

Gli altri chi sono?

Una buona componente vuole il potere, vuole solo essere qualcuno. Partecipare alla 
divisione dei prestigi e delle ricchezze. Poi ci sono quelli che si adattano, li abbiamo gia’
citati, e che subiscono l’oppressione e lo stress. Pensano di non avere piu’ nessuna
strada. Sono gia’ dentro il vortice, non vedono piu’ nessuna alternativa, e hanno paura
perche’ adesso hanno la famiglia da mantenere.

E nella componente minoritaria chi c’e?

Una buona parte si sente gia’ dentro il vortice ma non ha perso la speranza. Aspetta ma,
non vuole rischiare. Attende un sentimento  piu’ forte, un qualcosa che non li faccia
sentire dentro una battaglia suicida.

Fa’ cosi’ paura rivendicare un diritto cosi’ semplice?

Assurdo,no? Hai detto bene, un diritto cosi’ semplice. E’ come se ad un avvocato o a un
medico si impedisse di esercitare la sua professione fino in fondo. In un ospedale o in una
aula di tribunale. E’ come se qualcuno ti dicesse:”Aspetta un momento, va tutto bene….
pero’ questa persona la devi operare ma fino ad un certo punto, questo imputato lo devi
difendere ma solo fino ad un certo punto”. Ma c’e’ una cosa ancora piu’ assurda.
  Ci sono i capitalisti, i padroni, quelli che hanno i soldi
e li mettono nella giustizia e negli ospedali. E allora le grandi case farmaceutiche non
sono i padroni della medicina? Le multinazionali non sono i padroni della giustizia?Quindi i medici non cercheranno mai fino in fondo di salvarti, gli avvocati non cercheranno fino in fondo di difenderti. Perche’ non sei ricco o non sei nessuno. Pero’ se lo ammettiamo
questo alla gente non piace e allora si mobilita perche’ non e’ disposta se non e’ ricca a
subire un’ingiustizia o a crepare in un ospedale. Invece quando si arriva al giornalismo
la gran parte della gente dice:”A si, va bene,che cosa ci vuoi fare”. Non si sentono
intaccati,minacciati. E’ come se fosse qualcosa che non li riguarda. E’ questa una delle
grandi battaglie dell’Umanite’ del Coffe’ House. Bisogna far capire che il non dire tutto,
il celare qualcosa, il narrare secondo una visione di parte e,pertanto, non ammettere la
vera verita’ dei fatti e delle parole, qualunque sia, da qualunque parte venga, qualunque sia
l’interesse che si attacca, che tutto questo rappresenta una palese violazione del
pensiero di una persona. Violazione uguale, se non peggiore, a quella che puo’
esercitare un medico o un avvocato che non ti cura e non ti difende perche’ non gli
conviene.

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