I GIALLI VIRALI DI DANIELE RUTA

IL  CAMORRISTA  DI SARDAGNA

La merdaglia del potere ha finalmente concesso a  Vito un posto letto in un lercio dormitorio ma solo
perché ha avuto un infarto e ripetute crisi epilettiche. Ma Vito deve uscire tutte le mattine e puo’
rientrare solo alle sette di sera. Non importa se fa freddo, se imperversa la bufera con il ghiaccio e
con la neve. Vito la conosce la notte e la banalita’ del male   degli uomini. Per dieci anni ha vissuto
per strada, doveva arrivare l’infarto per un  dormitorio lercio e una crisi epilettica per sapere che un
portone lo aspettasse. Se un dio esiste, quanti ne dovrebbe scegliere da fulminare? Ma non e’ una
storia del Madagascar. Siamo  tra le magiche e incantevoli terre del Trentino Alto Adige. Territori
voluti dalle divinita’ e contraddette dagli uomini. Eppure terre dove tutti vantano le loro ricchezze
morali e le superiorita’ sociali:” Civilta’, modernita’, avanzamento politico, europeismo”. Una cosa
che si vorrebbe fare apparire diversa nell’Italia del tutto lo stesso. E’ facile che in questo contesto
possa nascondersi anche il peggiore dei criminali perché a Trento il potere non mostra la sua faccia,
non si espone. Un potere piu’ schifoso perché incapace di mostrare artigli come fa in Sicilia. Qui la
distruzione e’ lenta e movimentata da individui con la faccia buona. E’ in questo contesto che nasce,
cresce e si arricchisce di potere l’Innominabile, un uomo politico che installa la sua piovra tra le
terre delle sue origini. Da tutti e dal popolo conosciuto con questo nome impronunciabile. Ma adesso
vive un problema serio, molto serio. Il suo piu’ stretto collaboratore e uomo di fiducia, alto funzionario della Provincia Autonoma, ha cominciato a dare di testa con ripetute crisi di pianto
che esprimono il suo dolore, il suo pentimento per le nefandezze commesse su ordine dell’Innominabile. Il rischio che cominci a parlare anche solo con un prete, per poi passare ad un magistrato, e’ alto e disegna una bomba nucleare sotto il culo del suo capo poiché e’ il solo depositario di segreti inenarrabili finora congelati nella ricca cassaforte dell’Innominabile. Informazioni inaccessibili con dati, statistiche, pagamenti per corruzzioni che vertono su una
precisa trilogia. Il vero tutto non si sa, di discariche di veleni in Trentino ve ne sono molte di piu’ di quelle
conosciute e la concentrazione di pesticidi per la coltivazione delle mele nella Val di Non metterebbe
in allarme un vero scienziato che non penserebbe affatto di passare dai salotti televisivi di Bruno
Vespa. Direbbe che sarebbe una sciocchezza perché il cancro e’ una cosa molto seria. I due complici
comunicano in un modo assai distinto. L’innominabile sa che l’unica strada da fare e’ arrivare all’omicidio, liquidare il suo ex segretario uscito fuori di testa   perché  non basta delegittimarlo
con gli interventi psichiatrici.  Inizialmente i suoi tentativi, tutti riusciti, collocavano il complice verso la direttrice sperata. Il suo potere, le sue conoscenze erano bastate per attivare ripetuti
trattamenti sanitari obbligatori a danno del “pentito” che era cosi’ diventato “psichiatrizzato” e quindi
inoffensivo, con la parola disarmata. Qualunque cosa dicesse sarebbe stata solo l’espressione del delirio.  Poi, un giorno, l’Innominabile scopre che dalla sua cassaforte del suo ufficio manca l’incartamento piu’ importante. E’ la bomba atomica che scompare. Un solo uomo aveva la possibilita’
di farla uscire dallo scrigno. Il segretario pazzo. Ora la trilogia e’ prova concreta che puo’ circolare,
trovare canali di comunicazione e dimostrare che il delirio del pazzo che ha gia’ da tempo cominciato a parlare affonda  in un vero grande peccato. La vera verita’ non si conosce, le discariche in Trentino
sono delle bombe ecologiche e tutti falsati sono i dati di ricerca sui concentrati di pesticidi per la
coltivazione delle mele nella Val di Non. Ora non c’e’ proprio piu’ niente da ridere, il “pazzo”, deriso
e compatito puo’ diventare credibile. Tutti ridevano, tutti. Anche quando il pazzo girava per i
lunghi corridoi del reparto psichiatrico e piangeva e gridava, piangeva e gridava e pure lui rideva:”Ah!! Le nostre mele…che belle che sono, la mela l’ha mangiata pure Biancaneve!!”. Questione molto spinosa per l’Innominabile. E’ tutta sua la responsabilita’ degli eventi criminosi.
Sapeva, era complice, faceva affari con i carnefici che ricambiavano con i voti, con il denaro ed il
consenso. Il denaro soprattutto che veniva soffiato dal sud ed incanalato e ripulito tanto da diventare
bianco bianco e luminoso, tanto luminoso da apparire moneta civile per iniziative di grande respiro
europeo. E i morti di cancro una sola coincidenza perché tanto, prima o poi, il cancro arriva per tutti.
Cosa importa del resto del cancro? E di Biancaneve? E della sua mela avvelenata. E dei sette nani…
cosa importa? Cosa importa se c’e’ solo un pacifico contadino trentino che vuole arricchirsi o una banda di camorristi che trasforma la montagna incantata in un  grande sasso sonnecchiante che
puo’ decidere di rompere la testa a chiunque….cosa importa? Spinosa spinosa la questione per
l’Innominabile che vede lo spettro della sua distruzione politica come un treno che viaggia su di un
binario che non ha uscite poiché le prove rubate dal “pazzo” ora possono essere nelle mani di uno,
nessuno o centomila. Per salvarsi capisce che puo’ operare per un solo progetto, un solo crimine,
un solo programma possibile.

A Capri  vive nascosto in una splendida e misteriosa villa sul mare un uomo conosciuto dalle
organizzazioni criminali come il ” Camorrista”. In realta’ non ha nessuna affiliazione, lavora da solo
come perfetto e spietato assassino che non lascia tracce. Le mafie se lo contendono quando si tratta
di eliminare qualcuno. Ma questo personaggio ha qualcosa di speciale che porta con se, come una
dualita’ che lo rende diverso quando non consuma i suoi crimini. E’ raffinato, amante delle buone
letture, ironico e cinico, incapace di colpire chiunque. Se gli viene affidato un mandato lui prima valuta, sceglie, decide e molte volte rinuncia. Non uccide se comprende di spegnere un patrimonio
che la vittima designata porta con se, non uccide se capisce che la vittima non ha colpe, non uccide anche se la paga e’ alta, anche se il boccone e’ ghiotto. Le mafie lo cercano sempre perché lui e’
infallibile, perché lui e’ capace non solo di uccidere senza lasciare prove ma anche di “suicidare” con
una tecnica perfetta  che ha lasciato sul campo decide di morti senza uno straccio di indagine di polizia. Adesso si gode i suoi riposi, la sua villeggiatura guardando il mare, godendosi il sole dal suo
posto segreto e privilegiato. Ama e ha amato uno scrittore francese morto qualche giorno prima che
lui tornasse a Capri. In un letto di ospedale lo scrittore era riuscito a finire e a consegnare al suo
editore il suo ultimo libro: “In viaggio tra i sentieri dell’ incomprensibile”. Il  camorrista aveva fretta di comprarlo quel libro e adesso, di notte, lo divora nella sua residenza dove vive con una identita’
ufficiale di ricco e industrioso imprenditore. Lo divora di notte a Capri cominciando attento col fremito di non voler dormire perché quel libro sia letto tutto prima che arrivi l’alba. Freme incuriosito
dal suo inizio, sono le prime tre pagine:” C’era stato un tempo felice. L’uomo cosi’ almeno lo intendeva. Non era una certezza, forse una speranza. Quel tempo, forse una speranza. La solitudine,
la poverta’, i viaggi, la fatica. Era un tempo che racchiudeva un tutto che pero’ non lasciava entrare
il peggiore nemico dell’umanita’. L’incomprensibile del mistero che si celava dentro la malattia.
Che cos’e’ la malattia? L’uomo in quel tempo era sano e con forza affrontava tutte le traversie della
vita. Ma il tempo scorre  e, inaspettatamente, le cose cambiano all’improvviso.  Puo’ accadere per
caso, puo’ accadere per una scelta che non si vuole fare. Una cosa succede. Un’idea, un pensiero.
Poi pero’ si vorrebbe essere fermati. Si vorrebbe che qualcuno, un amico o un amore, rendesse quella
scelta vana, ne distruggesse il suo contenuto.  L’uomo ha veramente compreso il male peggiore?
Sono i ricordi, sono i rimpianti, sono le scelte consumate a meta’.  Questo mostro, strumento del male,  ti fa capire e sentire l’assenza di esseri viventi che hai amato,  l’assenza di scene della tua vita
ora risucchiate dal vortice del tempo. Il mostro ha un volto, emana il suo odore e ti spinge ad andare
verso qualcosa che non capisci intanto che la tua anima vorrebbe gridare per essere fermata.
Come e’ possibile sopportare questo dolore?  Legarsi a qualcuno e poi perderlo, amare entita’ che ti
dovranno lasciare,  vivere momenti per poi sapere che non torneranno mai piu’ perché sono ancora
scene svanite dove resistono solo i posti, i luoghi, le case o i palazzi, i fiumi e i boschi. E magari il
mostro ti costringe a tornarci perché tu nell’andare non ci trovi piu’ niente.  Tutto questo ha un senso?
Il male certo il senso lo ha, ma perché? Non sarebbe  stato piu’ facile fluttuare sereni senza esistenza?
E invece e’ tutto difficile. E’ difficile capire la malattia come cercare di comprendere il senso della
morte.  Ma non e’ in questo che si cela il vero mostro.  Il mostro appare con le immagini della propria
esistenza. Una foto….certo, basta una foto, quella di un grande giardino dove il tuo compagno, il
tuo cane, corre felice, si perde, ti cerca. Il tempo non ci permette di fermarla quella foto, non ci permette  a noi di agire o lottare perché quella foto non si lasci consumare. Il tuo compagno non
tornera’ piu’.  Allora fu cosi’ che l’uomo invento’ la resistenza della penna ma doveva convincersi,
avere ovvero la certezza che il racconto sarebbe stato lungo e che solo la penna avrebbe fermato il
tempo, solo cosi’, con la penna , il tempo sarebbe ritornato indietro portando con se magicamente,
con questo ritorno, il tutto importante della sua vita.  Scene riapparenti di esseri viventi che si sono
amati”.  Ma questo uomo e questo cane esistono veramente? O sono esistiti? Lo scrittore francese a loro si e’ ispirato? Forse li ha conosciuti? E il mostro, il mostro dei ricordi narrato nelle prime pagine
del libro e’ stato compagno dello scrittore francese? O e’ stato carnefice di una umanita’ indagata dallo
scrittore? Forse il libro e’ solo una autobiografia? Un ultimo tentativo di lasciare qualcosa per sentirsi
in vita sapendo che da quel letto d’ospedale l’uomo potra’ uscire solo morto. Sono tutte domande che
cavalcano la testa del camorrista. Con la lettura del libro, pagina per pagina, il criminale si pone sempre delle domande e tutte importanti. E’ gia’ incredibile, anche pazzesco solo pensare che il cuore
di un assassino sia toccato da queste sensibilita’. Eppure e’ tutto vero. C’e’ la dualita’. Il buono e il
cattivo come il giorno e la notte, la luce e l’oscurita’, il tormento e la felicita’, la vita e la morte.
Lo squillo meccanico di un cellulare riporta l’assassino alla sua realta’ criminale. Il suo contatto lo
cerca per un lavoro difficile, delicato, importante:
“E’ un lavoro che puoi fare solo tu, ma rapidamente”.
“Voglio sapere tutto e subito…voglio sapere adesso”.
“La vittima va “suicidata”, e’ un uomo di Trento, per te sara’  ancora piu’ facile. E’ stato gia’ dichiarato
pazzo, ci crederanno tutti”.
“Come sono arrivati a te?”.
“Il mandante ha fatto affari con la camorra delle discariche, aveva gia’ i suoi contatti”.
“Chi e’ il mandante e quali colpe ha la  vittima?”.
“Un politico del territorio che vuole liquidare il suo ex segretario, insieme hanno tramato e appestato,
e’ solo una questione interna a loro due, io li ammazzerei entrambi ma e’ il politico che paga, tanti soldi per un lavoro facile.  continua…

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