ACCADDE UN GIORNO A PRIMAVERA LA SECONDA PARTE

SECONDO CAPITOLO

Anche i posti incantati possono trasformarsi in luoghi maledetti? La risposta, segreta, la conservano gli uomini lupo. Nell’ affrontare un viaggio

inaspettato non c’è in loro solo la scelta di una inusuale posizione geografica. Il

viaggio si compie con un tandem di ricerca e di analisi.  Ma dovranno anche rivedere le scene e i vissuti di Ulan Bot e del suo cane Argo, le ultime scene, gli

ultimi istanti e tutte le scene e tutti gli istanti prima dell’arrivo dei due compagni a Venezia. Dovranno trovare tante risposte gli uomini lupo alle tante domande.

Perché il potere delle dimensioni parallele toglie la protezione ad Ulan Bot e ad

Argo? Perché permette il distacco tra i due compagni?  Seppure per un tempo breve, ad Argo viene a mancare la sicurezza del suo affetto e che cosa succede dunque in questo tempo?  I sentieri della maledizione sono tracciate tra le terre

italiane del Veneto e del Trentino Alto Adige. Gli uomini lupo conoscono i posti da cercare, le persone da guardare e le scene da riportare, prima e dopo la malattia di Argo, perché attraverso le scene sia modellata la nuova scena della

vendetta. Modellare e rimodellare, e poi modellare ancora.  Tra la comunità del

Primiero uomini e troie di merda ridono, ma ridono guardandosi tra di loro nella

scena rimodellata. Una vigilessa, altri delle campagne e delle montagne. Un uomo di merda si lamenta della cacca del cane davanti alla montagna di cacca di mucca.  Un uomo di merda si lamenta perché violato il suo passaggio, la sua proprietà dove da una vita tiene in catene un cane ora vecchio e malato che morirà dentro il cerchio della solitudine e della mancanza di amore che ha

segnato tutta la sua vita. I giornali titolano di cani avvelenati. Per uno straniero la terra trentina non appare come la immaginava. Ma questo agli uomini lupo non interessa. Loro scelgono con l’azione e rimodellano il destino tenendo sempre in mente la domanda:”Che cosa succede ad Argo?”.

La risata e la grettezza ora è  il primitivo sviluppo di un cancro devastante per i soggetti della banalità del male. E la verità, quella che arriva con l’indagine e la conoscenza, sarà trasformata in qualcosa di peggio.

Poco tempo prima i sette uomini lupo si erano ritrovati sull’isola dei morti per un

giuramento sacro.  Su di un tavolo di legno, nell’istante dell’impegno, le loro mani, posizionate perché tutte si toccassero, si erano allungate con la ricchezza del pelo e dell’artiglio e le loro facce disegnavano l’orrore. Erano uomini i cui sguardi non passavano inosservati e tuttavia, questa volta, la trasformazione li

differenziava. Il naso allungato, la mandibola esagerata, i denti fuori dalla faccia.

In poco tempo avrebbero ripreso il loro stato. Ma quel brivido animale era la parola sacra del loro giuramento. E nel sapere che sempre avrebbero dovuto controllare e moderare la loro forza fisica, rammentavano a loro stessi che il potere dell’azione e il suo risultato scaturiva da uno sguardo.

Ora, prima di ripartire dalla laguna, dovevano confrontarsi, dovevano capire. Prima della domanda, dopo la domanda. La stessa domanda:” Che cosa succede ad Argo?”.  Il patto era stato sottoscritto. Se qualcosa era stata fatta ad Argo i

responsabili andavano cercati, andavano guardati perché l’azione divenisse così come era stata raccontata anche dalla letteratura rossa. E l’indagine doveva principalmente concentrarsi su quel tempo, breve, che aveva privato Argo della

protezione del suo compagno.

Tra le montagne galiziane Isabel e Fè si riscaldano accucciati davanti al camino. E’ un’altra notte, come una delle tante notti che passano insieme per studiare i novantanove libri e anche in  questa notte fuori è freddo e buio e imperversa la tormenta tra il canto dei lupi. La donna ha in mano il libro titolato “L’astronave luminosa” e, dopo averlo letto tutto, ammette di non aver capito il messaggio più importante. Guarda l’oste con tenerezza, lo vede stanco, malato, provato, lo vede alla fine della sua vita e i suoi sguardi di tenerezza si traducono in una presenza di puro amore, quell’amore dato come farebbe un cane, quell’amore che niente vuole in cambio, quell’amore che solo aspetta o solo si accontenta anche di un

briciolo di altrettanto amore. Accarezza Fè con l’intenzione di dirgli “resisti” e allora l’oste risponde alla domanda che legge nei suoi occhi:” Dimmi….”.

“Il messaggio più importante Fè…non riesco ad inquadrarlo”.

“Attenta Isabel, ci sono più messaggi insieme, è come una equazione, dopo leggi il

risultato”.

“Va bene, allora cominciamo?”.

“Avanti…”.

“In questa località italiana, il Primiero, dove i gatti spariscono e vengono ritrovati morti, pende una maledizione….”.

“Non è la traccia più importante che il libro racconta…”.

“Si, certo, ma è tra quelle valli e i ruscelli che avviene il contatto….L’astronave luminosa è apparsa ad Ulan Bot, in una notte….”.

“Attenta, concentrati solo su questo contatto, il resto, la presenza di Argo, le percezioni, le visioni, tutto questo tralascia per il momento o non potrai centrare il punto.”

“Va bene, d’accordo. Secondo il contenuto del libro questo contatto serve a salvare Ulan Bot e a scatenare l’azione e la translazione ma poi nulla di più viene spiegato e non c’è neppure un rimando ai libri che abbiamo finora letto e studiato”.

“L’hai detto, finora…abbiamo ancora un po’ di strada da fare”.

“Ma non ha senso Fè! I libri che ci restano da leggere sono stati scritti più di cinquanta anni fa mentre la vicenda è contemporanea!”.

Allora l’oste:” Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Ti ricordi come abbiamo cominciato? Se hai dimenticato tutto il tuo è un errore davvero grossolano”.

Fè quella volta gli aveva spiegato, con un esempio elementare, la connessione di tutta l’opera scritta senza l’ordine del tempo. L’esempio della ferrovia del Transcantabrico. Nel libro “Il dialogo tra un uomo e un cane”, scritto un secolo fa,

l’autore riporta condizioni e circostanze possibili solo nei primi anni del nuovo millennio.  E’ naturale allora che possa trovarsi, tra i libri stampati cinquanta anni fa, la risposta che cercava Isabel.

Il contatto, la visione dell’astronave luminosa che salva Ulan Bot e scatena l’azione e la translazione. Ma che significa?, si chiede Isabel. Secondo i contenuti del libro questo contatto rappresenta il messaggio più importante racchiuso nel grande segreto della letteratura rossa. Una civiltà aliena, nel corso degli anni, nel corso di un secolo, ha lanciato lo stesso messaggio a tutti gli scrittori della letteratura rossa e con la stessa, identica, modalità. Una luce potentissima che lentamente si muove quando il cielo è limpido e stellato e che si posiziona ad altezze consistenti. E’ una comunicazione da capire, da interpretare ma porta con se un messaggio di purezza e di perfezione.

Isabel:” Va bene Fè…lo ammetto, non capisco, non mi resta che travolgerti con tutte le mie domande”.

“Comincia Isabel…”.

Isabel tiene in mano il libro:”L’astronave luminosa”. Lo sfoglia, incantata. Talvolta la sua mano trema quando cerca di passare ad una pagina diversa. Talvolta resta sospesa,senza sapere cosa fare, senza sapere quale domanda fare a se stessa o cosa formulare, quale idea concepire, quale strada seguire per capire.

Tutti gli scrittori della letteratura rossa hanno avuto un primo contatto con la potenza della luce ed è stato quello il momento più importante per la nascita e per lo sviluppo dell’azione letteraria. Ma poi questo momento si ripete per alcuni,

potrebbe ripetersi per altri. La potenza di luce potrebbe persistere per molto tempo o scomparire per sempre, potrebbe ripetersi senza una ragione precisa o essere presente solo come suggestione.

Fè:”Allora Isabel…le tue domande?”.

“Anche questo libro ci lascia nel dubbio, non scrive della certezza della luce, non rende certa l’esistenza dell’astronave luminosa e della civiltà aliena, descrive piuttosto il contatto come momento di comunicazione tra gli scrittori e il mistero,l’ignoto e, tuttavia, lancia si la certezza che senza questo contatto mai sarebbe nata la letteratura rossa. Potrebbe dunque trattarsi di un momento di percezione, un sentire tutto interno necessario agli scrittori per cominciare a muovere la penna”.

“Questo è vero, ma con la lettura del libro appare scontata l’esistenza delle dimensioni parallele e dunque di un mondo parallelo che ha bisogno degli scrittori per comunicare la sua esistenza. Noi non sappiamo ancora se la potenza di luce è solo un miraggio scatenato dalle mente inconscia degli scrittori per

convincersi della realtà di quello che sentono senza capire o se è realmente un fatto reale che vuole sostenerli indicando loro che quello che sentono ha un corpo, una presenza, una luce!!”.

 

 

 

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