Il grande delirio le cento storie piu’ oscene e piccanti del sesso nel nuovo millennio (ANTEPRIMA)

Prima storia

Le aperte labbra di Emanuela

A lei non importava se l’uomo che tutte le notti la raggiungeva fosse ricco, potente e vincente o sconfitto,

derelitto e malato. Emanuelle lo aspettava con ansia e  trepidazione. Uno stato totale della sua coscienza

praticamente simile all’attesa, in quelle stesse notti, dell’uscita di casa del marito, suo complice, che ripagava,al ritorno, con il resoconto esatto di quello che era successo nel suo stesso letto. Emanuela era riuscita ad allevare l’amante perfetto, capace, come uno zelig, di prendere le sembianze  ed assumere i ruoli a seconda del

gioco che la donna voleva. E tutte le notti era  sempre un gioco diverso. Scaltra, perversa, spietata e insaziabile.

E con un profondo disprezzo per ogni entita’ umana. Una personalita’ complessa con tanti, troppi elementi nella sua testa. In genere nessun uomo poteva reggere per un tempo lungo. Ma questa volta era diverso. Emanuela aveva capito di avere trovato l’uomo giusto in quel personaggio strano, solitario, senza amici e condannato all’assenza d’amore. A suo modo, gli avrebbe dato lei l’amore, facendogli capire con le sue sceneggiature cinematografiche la ragione profonda della nullita’ umana e il senso di liberazione nel brivido animale. E poi quell’uomo, in qualche modo sentiva che sarebbe stato ripagato. Per troppi anni ormai si era consegnato ad un autoerotismo disperato diventanto incapace di sentirsi uomo. Lo sentiva perché si giovava gia’ di un primo risultato. E lo spiegava alla sua padrona:” Adesso sono di nuovo libero di sborrare, con te, che

bello sborrarti e schizzarti!!”. E lei, nell’ascoltare, piegava le gambe nel goffo tentativo di trattenere e di non

lasciare andare per gli spazi il forte odore della sua fica che si apriva come una conchiglia spruzzando indecentemente le acque di un oceano. Prima di ogni notte, al telefono, lo istruiva:” Questa sera voglio….”.

E lui:” Non mi fai prima le domande?”.

“Hai ragione….”. E pentita ripeteva:”Hai ragione”. Pentita perché cosciente che il tumulto della sua fica la privava dello scettro del comando.

“Hai scopato quella stronza che ti ho girato?”.

“No…non la vedo da una settimana”.

“Ti sei masturbato?”.

“Si, si mio amore, perdonami…ma lo faccio sempre meno, presto ti saro’ fedele anche con le seghe anche se la

mia mano parte solo quando compare la tua immagine…”.

“Non voglio che ci sia nessun altro….solo io…e….”.

“Smettero’, smettero’……”.

“Voglio il tuo cazzo sempre piu’ forte e sempre piu’ potente…basta spreco di energia….tutto il tuo potere lo

devi dare a me, e….”.

“E?, dimmi Emanuela…”.

“Hai lavato il cazzo?”.

“No..”.

“Non lo fare…tu sborri tantissimo….adesso ti si formera’ tantissima patina bianca. Voglio che lo lavi dentro la

mia fica e poi la devi lavare la mia fica, con la tua lingua, per tutta la notte.”

“Come vuoi Emanuela….”.

“Ti accogliero’ con tutte le mie labbra aperte, e mi dovrai sfondare senza nessun rispetto…”.

“Quello che vuoi mio amore…..”.

Questa sottomissione era il prezzo che pagava per la sua incredibile rinascita. Tutti i benefici erano visibili e

si moltiplicavano ,istante per istante, con il percorso dei giochi dalla donna formulato. Un cazzo sempre piu’

grosso e sempre piu’ potente. E poi qualcosa di piu’ importante. Il sentirsi usato diventava  parte di una

perversione  solo apparente. Per lui l’amore c’era. Il suo, totale. E quello della donna nei suoi confronti. Certo non

totale ma dentro un meccanismo di crescita costante. Per questo tutte le volte che la sfondava lui gridava “amore” incurante di un ciontolo di pregiato oro che oscillava da una parte all’altra ma sempre in direzione della troia come a scandire i tempi dei suoi deliri vaginali,anali  e di fica e culo e di bocca che affondava il membro con l’azione che voleva i capezzoli trasformarsi in spilli e il clitorile puntarsi come un rigido fiore di piacere. E nel delirio, nel sentire amore, con la fusione dei corpi che diventavano una cosa sola, si levava caldo

il risultato della liberazione che traduceva l’equazione:”Usiamole tutte le forme umane e cerchiamo di capire se  possiamo arrivare noi al vero amore”.

PER CONTINUARE A LEGGERE ABBONATI AL SERVIZIO ONLINE CLICCA QUI