I GIALLI DELLA MONTAGNA

L’AMORE SUL PONTE

 

Nei primi giorni dell’estate al Parco Nazionale dello Stelvio con tanti a fissare quel ponte per decidere se affrontare la prova di coraggio. Uomini e donne, tanti bambini, qualche cane e una scelta da fare. In fondo è semplice  passare da una parte all’altra ma l’abisso sotto fa pensare, delude qualche ardito, scoraggia gli indecisi  e mette alla prova chi il coraggio non ce l’ha e dunque tornare al campeggio, alla stanza d’albergo o rimettersi in macchina e dirigersi verso casa con l’azione fatta o non fatta segna una differenza e puoi sentirti orgoglioso oppure deluso dal fardello che non sei riuscito a portare. Ma questo cosa c’entra con l’amore sul ponte?

L’INUTILITA’ DEI POLITICANTI CAMERIERI CHE ORA SI CANDIDANO ALLE ELEZIONI EUROPEE

I DIALOGHI TRA UN ISLANDESE E DANIELE RUTA

 

C’è sempre un trucco, un falso, un inghippo…Vero?

Ma..proviamo con calma a ragionare. La politica, tutta la politica, ha solo saputo trasformare il grande sogno dell’Europa unita dei popoli, dell’avanguardia della bellezza e della democrazia in un apparato burocratico retto da camerieri a comando dei mercanti, tutti i mercanti facendo di questa europa un solo mercato per industriali e guerrafondai che, grazie al sogno che hanno trasformato in un incubo, sono adesso ancora più potenti e inattaccabili e sempre più forti e sempre più capaci di manovrare qualunque sia l’esito elettorale che possono comunque, se vogliono, pilotare, manipolare e indirizzare.

Se vogliono?

Per la verità il sistema è strutturato, definito, chiedersi se Emma Bonino conquista il seggio o se la Lega stravince, o se il Partito Democratico si rialza e, allo stesso modo e con la stessa forma, chiedersi questo, in ogni contesto diverso per tutti gli stati, equivale ad una comica, nemmeno tanto raffinata, di un dialogo tra Stanlio e Oglio.

Ma allora? L’intervento finanziario della Russia a vantaggio della Lega? E tutte le manovre sottobanco da una parte e dall’altra? Questo non dovrebbe forse dire che il potere dei mercanti è spaccato? Come spaccato è il potere politico e internazionale sulla scelta di appoggiare una linea o due posizioni o un’altro orientamento?

CONTINUA

FACEBOOK

I DIALOGHI TRA UN ISLANDESE E DANIELE RUTA

Rosa Luxemburg scriveva “socialismo o barbarie”

E già, ma col finale della sua vita aveva  capito  che sarebbe stato solo barbarie e infatti affrettò il suo carnefice dicendogli:”Spara!”.

Un poeta ha voluto dedicare una riflessione alle barbarie ma ciò che è interessante è la connessione che fa tra facebook  e quello che vede per le strade.

Sindaci e sindachesse, uomini e donne a celebrare la fine della prima guerra, la vittoria, la patria e poi parlare di pace. Lo stesso farebbero per tutte le guerre per poi parlare di tutta la pace. Una stupidità e una banalità del male oggi con facebook amplificata all’ennesima potenza.

Questo dice il poeta?

Vede in facebook il fenomeno che conferma l’assenza di ogni possibile speranza in un mondo di morti per cui sono inutili i morti del passato e del presente e lo saranno anche quelli del futuro prima di una totale e conseguenziale estinzione dell’umanità.

Cos’altro dice il poeta?

Ricorda che il padrone di questo facebook  sarebbe stato classificato come il quinto uomo più ricco del mondo e, secondo il poeta, depositario di una ricchezza costruita sulla pelle di milioni di falliti, milioni di solitudini, milioni di individui che pensano di esistere e di essere ancora vivi grazie allo strumento che gli permette di apparire e di comunicare in una realtà in cui nessuno appare e si confronta veramente. Una analogia con lo sterminio con l’aggravante di uno sterminio diverso ma spacciato per liberazione dei popoli e democrazia universale. E del resto, a pensarci bene, i poteri che volevano le guerre senza sporcarsi di sangue e mandando sempre gli altri al massacro incitavano i popoli con lo stesso messaggio:”Libertà, giustizia! Libertà, giustizia, contro l’oppressore!”.

Allora, mettiamo che questo poeta non sia pazzo, ma valutiamo i benefici dello strumento.

Appunto, valutiamo…

Le denunce dei crimini alle persone e agli essere più indifesi, i vecchi, i bambini, gli animali…

Si, valutiamo

In piccola parte la misura ha un suo effetto, ma, all’opposto, vi è una moltiplicazione di criminali che compiono azioni orrorifiche contro tutti gli esseri in funzione proprio di apparire su facebook, azioni che non si sarebbero probabilmente consumate senza il social network.

E la democrazia?

Prova a pensare alla letteratura. Nulla è letteratura se tutto diventa letteratura. Allora non è tanto importante che un pensatore possa oggi riuscire a comunicare con mille persone, cosa che in effetti in passato non poteva fare. E’ importante invece che le grandi corporazioni e i gruppi di potere possano veicolare i loro messaggi spacciandoli per verità e ungendoli di giustizia. E’ l’altra faccia della medaglia, girandola non vedi più il santo, quello che appare è il mostro.

E’ vero, i nuovi regimi stravincono, vedi il Brasile, o gli Stati Uniti, o tutto il resto.

Ma, senza dare troppa importanza al poeta, ti sei mai chiesto come mai l’idea del ciberspazio sia partito dalla Nasa e dai migliori pensatori dei servizi? C’è un video dove un povero bambino viene decapitato dai terroristi islamici solo perché ascoltava della musica. E’ confuso, non capisce quello che sta succedendo, forse è drogato e i terroristi appaiono molto divertiti.

Allora?

Questo orrore accadeva anche prima, anche quando non vi era la possibilità di vederlo, ma ora la possibilità di far vedere quella scena a tutta l’umanità annulla di colpo il pensiero del pacifismo e della non violenza obbligando le persone a fare due sole scelte: o stai con i buoni o stai con i cattivi ma sempre dentro la violenza. I pensatori del ciberspazio hanno raggiunto il risultato.

Ma allora? Io mi sento confuso….allora che fare? E sono ancora più confuso se penso che questo dialogo possa essere letto tra i ghiacci del polo nord e più confuso ancora se penso che prima sarebbe rimasto solo una discussione tra di noi.

Mettiamo che stiamo dicendo cose importanti…

Si appunto, cose importanti ma che sono ora in comunicazione con il mondo grazie a quelli che hanno raggiunto il risultato di cui parlavi.  Questo all’ennesima potenza ancora mi confonde.

Capisco, e non puoi non confonderti. E’ come se il mostro assumesse a tratti la faccia dell’angelo. Aspettiamo di sapere se il poeta si inventa qualcosa di nuovo per rispondere a questa gigantesca contraddizione.

I CANTI GENERALI DELL’AMORE

AMERO’ IL MARE

 

Amerò il mare

Amerò i boschi

So…che…

Se scegliessi le profondità

O la notte

Nelle foreste

Sarei solo

Sempre solo

Tra le acque

E i boschi

Ma potrei guardare

Una cosa sola

Mirare la certezza

Perdermi nella verità

E coccolato

Nella vera verità

Nutrito

Dalla lealtà della natura

Con te

Invece

Non vedo l’amore

In una cosa sola

E

Nel tuo essere

Differenziata

Tra una cosa e l’altra

Mi confondo nell’amore

Mi perdo nell’amore

E posso amarti

Come amo il mare

Che mi accoglie

Ma non mi ama

E posso amarti

Lanciandomi tra i boschi

La notte

Per non vedere

Io ti amo

Così ti amo

Consegnandomi al mondo

Quello silenzioso

E senza parole

Parlarti

E senza pensieri

Pensarti

Con il tuo libretto in mano

Quello con tutti i canti

E sapere certo

Che

Tra tutti i canti

Questo è il canto

Il vero canto

Migliore e principale

E superiore

A tutti gli altri

Che mi da luce

Tanta luce

Su di te

Che sei donna

Donna

Come ogni donna

Che non sai capire

Che non sai vedere

Che non sai ascoltare

Che vivi il poeta

Senza verità

E con il trucco

Per restare immortale

Con il canto

Questo

Il più importante….

TUTTI I ROMANZI DI DANIELE RUTA

LA PIU’ GRANDE E STRAORDINARIA STORIA D’AMORE

PRIMO CAPITOLO

 

Quel giorno a Venezia, l’uomo e il suo cane. Una piccola stanza d’albergo dentro la città, affascinante e morente. Sono raccolti insieme, lui e il cane e in questo momento sembra che il tutto basti ma solo al fermarsi il tempo del momento. Ulan Bot era arrivato e, durante la ricerca di un guscio per dormire, il suo cane si era accasciato diverse volte come a voler parlare, come a voler dire qualcosa in un messaggio. Sono sensitivi i cani, come tutti gli animali ma più di tutti gli animali. Hanno un potere della mente che rende gli uomini incapaci di decifrare. In treno, nel corso del viaggio, si era avvicinato ad Ulan Bot un personaggio imponente e non per lui ma certamente per altri molto inquietante. Gli si era seduto accanto, aveva lanciato uno sguardo al cane e questo era bastato per trasformare la sua faccia. Era mutato il viso violento, feroce, vendicativo. Era diventato il viso un sorriso di dolcezza e tenerezza e tante altre cose che non sarebbero potute mai arrivare nel contatto con un qualsiasi altro viaggiatore.

C’era ora in quella faccia speranza, conforto senza rassegnazione e poi c’erano le parole, poche, ma sufficienti per far partire con quel treno la più grande e straordinaria storia d’amore:” Andrà tutto bene, andrà come tutto deve accadere, lei non farà errori e, semmai rischiasse di fare un solo errore, sarà il suo cane a guidarla e a riportarla sulla giusta scelta”. Poi l’uomo tira fuori un libro dalla sua sacca e lo  lascia con delicatezza scivolare con il gesto attento per dire che quel libro è un regalo importante:  “Lo legga con calma e attentamente e vi troverà tutte quelle risposte che sente lontane”.

“Chi è lei”, domanda Ulan Bot.

“Posso dirle che sono tante cose? No, non credo basterebbe”.

“Allora-incalza Ulan Bot-può dirmi una cosa sola per cercare di capire il tutto?”.

“Una cosa sola? Ma certo…se le basta sapere e io credo che le basterà…”.

“Si…?!”.

“Io sono un uomo lupo!”.

Una di quelle rare e incredibili risposte che nessuno si aspetta.

L’uomo lupo non si allontana, resta seduto nel sedile accanto allo scrittore che lancia uno sguardo allo strano viaggiatore come un messaggio per dirgli che ora ha bisogno di pensare e allora riprende la penna in mano, scosta di poco il libro,quel regalo, e tira fuori dalla sua giacca una piccola agenda rossa dove scrive:”Uno scrittore, tutti gli scrittori che raccontano le loro vite o pensano di trasformare in letteratura le loro storie finiranno tutti per cadere nel ridicolo!”.

E lo appunta:”Ridicolo!!”. Poi alza di nuovo  lo sguardo e lo dirige verso l’uomo dell’incontro che gli sorride ancora e gli dice:”Lei si sbaglia, deve solo liberare la sua penna senza pensare al suo appunto perché quello che lei racconta è la storia del mondo che è stata già vissuta, è vissuta ora, sarà vissuta dall’umanità.”

Resta perplesso Ulan Bot, l’uomo lupo gli legge il pensiero, può guardare i movimenti della sua penna e vedere cosa produce ma resta anche molto colpito da quella citazione:”L’umanità”. L’umanità che ha vissuto, vive, vivrà. E ora quella strana sensazione, si sente più libero,molto più libero ora avendo ascoltato quelle parole.

L’anno 2013 era già passato e la Venezia della primavera come Trieste in aprile furono testimoni con la pioggia e le nuvole di un evento che resterà sospeso nella sua apparente tristezza, nel suo apparente dolore come una storia che non finisce ma che invece si nutre di nuova bellezza e di nuova ricerca. L’uomo lupo lo stava dicendo senza parlare:”scrivi, scrivi del mondo e dell’umanità e consegna gli scritti alle genti che sono ovunque, la tua storia invece non finirà mai, ne si spegneranno veramente quegli spiriti, quelle scintille divine che hanno preso forma per restarti accanto, per amarti e avvolgersi nel tuo amore”.

Senza quell’uomo , quell’uomo enorme, imponente, con una faccia tremenda, Ulan Bot avrebbe scritto “ridicolo” a commento di passaggi su storie che non finiscono, scintille diviene e patetici amori che non si estinguono. Invece tutto questo gli appariva reale,bellissimo. Su quel treno, con l’uomo lupo che rispondeva e ribatteva ai suoi pensieri non espressi, citati solo dalla sua mente e con una bocca chiusa che non parlava.

Ulan Bot aveva quasi concluso un libro inchiesta sul viscido potere sociale nel paese che prospera e si ingrassa con la povertà e il disagio di uomini e donne che, molto probabilmente, se conquistassero i galloni imiterebbero  in peggio gli operatori sociali dal sistema preparati. Cerca di distrarsi lo scrittore, distrarsi da quella presenza a cui vorrebbe fare un miliardo di domande che sono tutte nella sua testa ma bloccate e incapaci di arrivare alla presenza per essere ascoltate. Allora tira fuori un capitolo del libro fingendo di correggerlo. E’ la parte del lavoro dedicata al Trentino Alto Adige con un paragrafo che punta sui servizi sociali di un territorio, il Primiero. E, sempre con l’impressione di avere già detto tutto col pensiero alla presenza, gli domanda:”Conosce anche questo?”.

“So a chi ha puntato la sua penna, conosco la storia che racconta e altro ancora, molto di più che lei non sa!”.

“Davvero? Cosa?”.

L’uomo lupo gli si rivolge all’improvviso fraterno e con un tono di vero amico:”Hai voluto mettere dentro tutta la mano nella grande merda, li hai visti uno per uno i cosiddetti assistenti sociali. Quello che non sai è che hai scatenato l’umanità, hai dato a migliaia di persone un pensiero violento, negativo che condannerà i carnefici a rivivere tutto quello che hanno fatto alle vittime e questa maledizione ricade dentro un lungo processo, dentro un lungo percorso che potrà colpire anche le generazioni se i carnefici non espieranno i delitti e, alla fine, le colpe peggiori, la banalità del male, la grettezza e l’ipocrisia, la meschinità colorata di senso del dovere, l’abuso camuffato sotto il mantello della legalità, ecco, tutto questo sarà pagato con la sola malattia che non conosciamo, quella malattia, il cancro, che esprime con il mistero della sua genesi, con la primitiva e arcaica mutazione cellulare e con l’esplosione della vera potenza di una vita che si alimenta con altra vita, il bisogno cosmico della giustizia!”.

In questa storia sembrava ci fossero due storie che nascevano, come contrapposti, con i contenuti di due libri completamente diversi l’uno dall’altro.

C’era il manoscritto dell’inchiesta sociale non ancora pubblicato dallo scrittore e c’era il regalo dell’uomo lupo:” I dialoghi degli uomini con i loro cani”. Quello strano sconosciuto apparso all’improvviso, capace di leggere il pensiero e lanciare all’interlocutore la certezza di avere poteri straordinari, stava dicendo qualcosa con una logica precisa che non poteva essere però ancora esplicitata. Lui conosceva, sapeva, sapeva il lungo percorso, il lungo processo vissuto da Ulan Bot che aveva attraversato l’Italia e l’Europa per raccontare il potere che si nutre della sofferenza e della povertà. Sapeva dove era stato, i posti che aveva frequentato, sapeva i rischi che aveva corso, le persone incontrate, le nefandezze che aveva visto ed era  stato capace, lui l’uomo lupo, di entrare in contatto con le dimensioni e le anime che avevano protetto e salvato lo scrittore fino a garantirgli uno spazio di salvezza anche dai finti amori e dai trucchi sentimentali. Ulan Bot non sapeva ancora niente di tutto questo ne si chiedeva e nemmeno  comprendeva quale assonanza o distanza potesse esserci nel confrontare un’inchiesta sociale con un dialogo tra uomini e cani. Quel libro, tuttavia, era prezioso, molto prezioso. E narrava cento dialoghi che uomini e donne avevano avuto con i loro compagni cani. Tutto ancora da spiegare, tutto ancora da formulare. La fattura del libro, la sua forma, la sua carta. Dove era stato stampato? E quando? E da chi? E l’autore, chi era? Se c’era. Qualcuno che avesse almeno raccolto questi dialoghi e li avesse messi insieme. E questi dialoghi erano veri o nascevano dalla fantasia di un romanziere? O di tanti improvvisati e fantasiosi uomini o donne che cercavano di lenire il dolore di una perdita poiché una certezza c’era. Il cane parla prima di morire, quando sta per morire o quando è già morto.

Erano stati anni straordinari di grandezza e di amore e sarebbe stato difficile per Ulan Bot immaginare una conclusione normale così come normalmente si concludono le storie. Lui era certo dell’esistenza di un magico incantesimo che avrebbe portato alla morte lui e il suo cane nello stesso istante facendo della sua creatura l’Argo di Ulisse o una potenza della natura capace di vivere venti o trenta anni senza risentire del tempo e sempre aspettare l’istante per essere in quel momento con il suo compagno.

L’uomo lupo si alza di scatto, ha fretta di allontanarsi e su tutti i passeggeri del treno che lo incrociano scende un gelido disagio.

Prima di allontanarsi da Ulan Bot, la sua faccia feroce si illumina per l’ultima volta di tenerezza. Gli lancia lo sguardo finale e gli dice:”Le prime pagine del libro che ti ho donato formano il primo racconto e sono stato io a scriverlo.

Leggi queste pagine con amore e senza dolore, queste pagine sono la tua storia,parlano di te, puoi non crederci ma è la tua storia vera, quella che ancora non conosci”.

Avrebbe capito Ulan Bot con la lettura del libro che tutti gli autori dei racconti erano esistiti ed erano ancora in vita e che i racconti narravano storie vere riportate sulla carta da esseri straordinari. Erano gli uomini lupo e le donne lupo capaci di far parlare gli animali, capaci di ascoltare le  risposte espresse dai pensieri dei cani che, a differenza degli umani, sapevano ascoltare anche i loro pensieri non espressi. Ma tra cani e donne e uomini lupo la connessione è perfetta, possono comunicare con il pensiero e trasformare il pensiero in parola, gli uni con gli altri.

Quel libro ora è su un tavolo, in un albergo, a Venezia.

I GIALLI DELLA MONTAGNA

QUEL 29 GENNAIO DEL 2018

 

Lo chiamavano Fino il cazzettino ma da tutti era meglio conosciuto come lo psicologo schizofrenico delle montagne che ricattava le ragazze sul posto di lavoro. Lui Fino o Serafino che era alquanto brutto si riteneva invece un uomo buono. Con la presenza fisica manifestava subito un senso di repellenza difficile da sopportare e, pertanto, si capiva la fatica di chiunque nell’approccio e si intuiva, allo stesso tempo, che qualunque donna per andarci a letto doveva trovarsi in una situazione davvero brutta. O per la testa o per la fame. Lui, del resto, addestrato dagli esercizi della psicologia tutte le volte dentro la palestra dove si allenano i falsi scienziati della mente, trasformava la sua falsa conoscenza in una resistenza per salvare il matrimonio convincendosi che il nome Giuseppe era solo la distorsione pronunciata dalla moglie per indicare lui, Fino o Serafino. Per vent’anni infatti e tutte le volte che il cazzettino tentava la penetrazione, la moglie solleticata rideva e gridava quel nome devastante:”Giuseppe, Giuseppe!”. E, alla data del 29 Gennaio 2018, lo schizofrenico delle montagne avrebbe percepito il messaggio infausto che gli diceva che Giuseppe sarebbe diventato il personaggio di una barzelletta a fronte della grande onda nera che era stata preparata in un tempo lungo e che ora si abbatteva inesorabile e con un gioco imprevedibile contro la miseria della sua vita.

GLI APPUNTI DI VIAGGIO SULLA POLITICA ITALIANA

 

OVVERO IL VIAGGIO CHE NON FINISCE

di Daniele Ruta

Capire cosa è diventata la politica potrebbe aiutarci a comprendere la reale natura oggi della società. Nel 1986, da giovane cronista di radio radicale, fui mandato a seguire in un pala congressi di Catania l’assise  dei giornalisti. Mi colpì un collega che, nel suo intervento, alzò in alto la penna per rivendicare il suo ruolo a fronte di tutto il nuovo che cominciava ad investire l’informazione:”Io sono questo, il giornalista è questo! E’ solo nella sua penna”. Era già allora insolito sentire un giornalista parlare così ma aveva sicuramente capito che l’avvenire avrebbe trasformato quel passaggio in una barzelletta. In quei giorni e in sala c’era anche Marco Pannella. A microfoni spenti gli feci una domanda brutale:”Ma tu credi ancora nella gente?”. Mi guardò, non rispose, prese tempo.

Poi:”Si certo…è importante crederci”. Una risposta scontata, era la sua posizione, era la posizione di tutto il partito che insegnava sempre a distinguere la politica e il potere dalla gente che non capisce perché non è informata o perché imbrogliata e manipolata. Il tempo ci darà altre risposte? E con il viaggio troveremo nuove risposte? Nel 2006, alla vigilia delle elezioni politiche, arrivo alla stazione Termini di Roma  e, sulla destra dei binari, osservo un manifesto gigantesco che si vedrebbe anche dalla luna e faccio fatica a guardarlo per intero, mi devo allontanare almeno di cinquecento metri. Penso ad una clamorosa iniziativa di Berlusconi e del suo partito Forza Italia che cerca, con invidia, di emulare un dittatore nord coreano o l’affermazione monumentale delle divinità.

E invece, mettendo bene a fuoco la poderosa immagine, vedo la faccia del verde Alfonso Pecorario Scano, una faccia che lascia poco al resto scritto sul manifesto.

Anche lui aveva  intuito tutto? Bisogna imitare, adeguarsi e far capire con la maestosità della scena che si è vincenti con quel costo spropositato che avrebbe potuto salvare centinai di animali dalle violenze o dall’abbandono e fare molto altro e molto meglio per l’ambiente. E si, aveva capito, se il risultato lo incorona ministro all’ecologia e gli permette di girare con le turbo disel e organizzare un faraonico viaggio in Africa dove si dovrebbe discutere su come salvare la  terra. E lui in Africa ci arriva con i super Boing, allo stesso modo di come faceva la cantante Madonna o una delle tante rock star, o il principe Carlo di Inghilterra o il magnate della tecnologia. Tutti preoccupati a stringersi nei banchetti. E quella volta al banchetto si serviva anche carne di Zebra. I paradossi dell’umanità. Andiamo, salviamo ma stiamo comodi e dunque inquiniamo. Una cosa alla WWF che rincorona l’ex re di Spagna con lo scettro di presidente onorario della rinomata associazione e gli permette di tenerlo lo scettro anche quando va da cacciatore ad ammazzare elefanti. E dunque, se Pecoraro è stato ministro e Fulco Pratesi del wwf non lo contesta nessuno, se Alfonso Scanio ha visto giusto e ha vinto quella volta con la sua faccia che un elettore verde avrebbe pensato fosse di Berlusconi, allora torniamo alla domanda che rivolgiamo in senso generale:”Voi credete ancora nella gente?”. Il Pecoraro lo avevo conosciuto alla fantomatica associazione Kronos 1991, un’altra di quelle che voleva salvare il mondo con i metodi del wwf e che nel suo statuto diceva che l’anno del non ritorno per la natura sarebbe stato proprio il 1991 e quindi bisognava fare in fretta!! Su questa scia della linea del tempo nascono una miriade di movimenti dove tutti quelli del gruppuscolo lottano tra loro nevroticamente per diventare presidenti gridando:”Attenzione! E’ il 1995…No, il 1999!(lo sceneggiato televisivo), No! E’ il 2001(odissea nello spazio)….E il mondo, con il tempo, che allarga la sua coacla, resiste, non esplode ma l’umanità, sempre più bomba ecologica e demografica, si adegua, forse peggiora ma sembra non abbia nessuna intenzione di capire e di mutare. Avranno visto giusto i Catari all’incirca ottocento anni fa? Gli eretici sterminati dalla chiesa anche perché troppo pericolosamente orientati contro la moltiplicazione. Loro sostenevano che non bisognava generare ma estinguersi e nessuno ad oggi è ancora riuscito a capire come riuscissero ad accoppiarsi senza ingravidare. E, nel sogno di ogni italiano di diventare presidente di qualcosa, anche a Kronos c’era un presidente e si chiamava Silvano Vinceti ma gli amici, i collaboratori e quelli che gli volevano più bene lo citavano come “il serpente”.

(si consiglia la lettura di un articolo specifico sul personaggio e su questo stesso sito)

Appariva come un omino uscito da un fustino di detersivo di pessima marca, la sagoma di un personaggio da fumetto, un eta beta che mal celava le sue vere ambizioni per uno scranno da deputato da conquistare con la visibilità di chi combatte contro le schifezze. Diventava sempre più piccolo quando le sue analisi sui fiumi e sulle acque non davano  i risultati che lui sperava per andare sui giornali. Una volta a Montecorvino, un paese della Campania, la gente scese in strada per protestare contro una discarica abusiva, le donne, i bambini, pure  i vecchi del paese sostavano anche di notte e si riscaldavano con i fuochi accessi.

Vinceti arrivò per il suo spazio mediatico e, spente le luci delle telecamere, salutò. Questo mio raccontare, che può, apparentemente sembrare un modo gratuito di perdere tempo con la penna, ha in sé il valore di utilizzare quello che si vede, quello che si conosce, quello che  si capisce per tornare a riproporre la stessa domanda, per rispondere alla stessa domanda. Se si vuole trovare la risposta positiva:”Si, bisogna  credere nella gente, è ancora giusto farlo”. Allora dobbiamo anche domandarci che cosa non funziona, dove è collocato il trucco?

Non vi è nessuna gratuità nella scrittura ne tantomeno l’idea di colpire con la penna persone che non contano proprio niente. C’è invece la ricerca del significato del male, della menzogna, dell’imbroglio attingendo a quell’esperienza passata,presente o futura che può essere riportata alla realtà, non dimenticata, rivalutata invece per sondare quelle ragioni della nostra vita che ci portano a tradire e a barattare la bellezza, la grande bellezza per un’oncia da poco o per un niente che nel momento appare qualcosa di importante. Pensate, per esempio, a quest’ultimo dato politico, che condurrà il paese verso le nuove consultazioni elettorali. Con un Berlusconi, dopo un quarto di secolo di tragedia sociale, da tutti per altro imitata, in tenuta da primo guerriero, e il suo diretto discendente, Grillo,  il parto di Alien, uno strumento tecnologico molto più perfezionato che, dopo essere riuscito a scatenare le masse con il tradimento del padre, guida ora un’orda incomprensibile ma intrinsecamente legata al quarto di secolo della tragedia e nessuno dice o scrive l’evidente, nessuno parla dell’evidenza dello scontro tra le famiglie che sono nate e  poi distaccate e poi riformate con la stessa tragedia, dentro la stessa tragedia. Continua…

 

I CANTI GENERALI DELL’AMORE

BILLY

Conoscevo una donna..

E ti portava da mangiare

Ma non eri affamato

Eri un cane solo

Ogni boccone

Una gioia

Era la tua gioia d’amore

Afferravi quel pasto

Lo divoravi

La tua azione d’amore….

Se quella donna tornava

C’era l’amore

E non eri più solo

Vorrei immaginare….

Il tuo ultimo istante

Di notte

Al freddo

Solo

Sei andato via…

Pensando

Che

All’indomani

Quella donna sarebbe tornata?

Con la sua ciotola d’amore?

Si…

Così è stato

Quella scena era in te

Non sei morto da solo

E dunque Billy

Lasciala…

Quella scena

Nel tuo posto freddo

Non farla mai andare

Così…

Se la donna ritorna

Lei penserà

Quello che tu

Ora

Sai

Che la morte si sbaglia

Se quella scena ritorna

IL VOTO IN SICILIA- MA CHE BRAVO CLAUDIO FAVA!

I DIALOGHI TRA UN ISLANDESE E DANIELE RUTA

 

Islandese: Allora….ci sono ancora delle cose che non si dicono o non si capiscono della Sicilia?

Potremmo lanciare la discussione con la scelta di Claudio Fava, paladino antimafia, che candida nella circoscrizione di Ragusa per la sua lista dei Cento Passi l’ex di tutto Aiello. Ex comunista, ex autonomista, ex a prestito nei governi siciliani di centrodestra. I passi saranno pure cento ma con i movimenti all’indietro del gambero.

Islandese: Scelta poco notata, notizia silenziata…..

Eppure è con questa notizia che si capisce la Sicilia, la sua classe politica e finanche il suo popolo. Il nuovo è già vecchio anche per chi dice di volersi battere per la trasformazione radicale della sua terra e denuncia i trasformismi e i candidati impresentabili.

Islandese:  Quindi ti domando…cos’è la Sicilia? E si può ancora cercare di capirla?

Non vi è più niente da cercare in Sicilia, non vi è più niente da capire. Oggi il suo contesto è dentro  la globalizzazione, il conformismo delle masse e il potere economico che con i diversi poteri paralleli  schiaccia la politica e l’idea politica.

Islandese: Mi dai due elementi e, se esiste, un’eccezione.

L’unica eccezione rimasta ai siciliani è il sentimento atavico della “famiglia” e il bisogno di sentirsi parte di un gruppo o di un branco per modellare la propria protezione antidoto contro la paura dell’esterno.  Alla scorse elezioni regionali del 2012 sono andati a votare meno della metà degli aventi diritto, un dato che nel gioco democratico dovrebbe annullare il potere politico. Ma non è qualunquismo. E’ un segnale preciso che dice alla politica di non “fare più parte della propria famiglia” perché questa politica non garantisce più il bisogno di protezione e non è più antidoto contro la paura.

Islandese: E i due elementi?

Un elemento interessante e sconosciuto è la forza separatista e indipendentista che cova dentro la “famiglia” e può essere compreso se si raffronta il popolo siciliano con quello catalano. In Catalogna l’indipendentismo è un’idea politica, in Sicilia è parte del sentimento storico e atavico generato dalla “famiglia”. La famiglia spinge sempre per il suo separatismo spacciato da un surrogato di autonomismo. La famiglia è già formata e chiusa in se stessa rendendo le aspirazioni autonomistiche o indipendentistiche  delle mere citazioni di dibattito politico per delle forze che non sanno più cosa dire per la ricerca del voto. Questo, che suona paradossale, ci dice che la famiglia siciliana ha già decretato la sua indipendenza e, atavicamente, molti secoli prima della Catalogna e infatti finiscono nel fiasco tutte quelle liste politiche che gridano alla “Sicilia Libera!”.

La famiglia siciliana, nel suo sentire e nel suo cercare, è già libera e indipendente da  tutto.

Islandese: E l’altro elemento?

Gli osservatori nazionali dicono di non capire la Sicilia, i suoi trasformismi, i candidati che passano da una parte all’altra senza preoccuparsi del giudizio degli elettori. Tutto questo e tutto il resto non lo capiscono. Ma non vi è nessuna preoccupazione da parte dei trasformisti che rappresentano l’altra metà della “famiglia” siciliana che ha scelto di vivere  di politica e di andare a votare perché crede che la politica è ancora sinonimo di protezione contro la minaccia e la paura. Per cinque anni e per la prima volta nella sua storia la Sicilia ha avuto in Crocetta il primo Presidente ex comunista e questo avrebbe fatto pensare davvero ad una rivoluzione. Invece gli enti religiosi sono stati foraggiati più di prima, i giovani e i disoccupati continuano a mendicare lavoretti precari per 400 euro al mese, la condizione socio economica dei siciliani è quella stessa voluta dai governi democristiani e berlusconiani. Il nocciolo della questione è tutto qui, la famiglia, sempre minoranza, deve garantirsi e proteggersi a danno della maggioranza.

Islandese: E una conclusione più efficace….

La famiglia in Sicilia rende vano qualsiasi sforzo per un’istanza collettiva e vanifica, per esempio, l’idea socialista, tanto per dirne una, perché in Sicilia prima di essere socialista sei siciliano, prima di essere comunista sei siciliano comunista e se dici di voler cambiare devi fare i conti con la famiglia del passato come appunto ha fatto Claudio Fava.

Islandese: Oggi è domenica 5 novembre 2017 e in Sicilia si vota. Se la tua riflessione è giusta quali dovrebbero essere i risultati?

Ci sarà la vittoria di una famiglia su un’altra e l’astensionismo promosso da un’altra famiglia che si sente tradita e la sconfitta delle liste che si richiamano alla Sicilia. Tuttavia è sempre auspicabile un risultato diverso poiché, in questo caso, sbagliarsi vorrebbe dire cambiare, sperare,rinascere.

Islandese:  E se vince il movimento 5 stelle?

Allora dovrò tornare a scrivere della Sicilia e di questa nuova trappola.

Islandese: E quale potrebbe essere il risultato diverso?

Un risultato che sprofondi e venga risucchiato da un astensionismo superiore a quello delle scorse elezioni  e che diventa pertanto eloquente segnale politico e non più messaggio di una “famiglia” tradita. Se si scende sotto una soglia ancora più bassa significa che c’è un popolo che comincia a capire, un popolo con cui si può ripartire perché ora si nega a quel branco che cinque anni prima aveva scelto.

Pubblicato alle ore 10.00 del 5 novembre 2017

 

 

MA COME….!!? NESSUNO SI E’ ANCORA ACCORTO DEL SOCIALISTA DEL BUE?

RASSEGNA STAMPA

 

Un convegno a Trento organizzato dai socialisti e riportato dal Corriere del Trentino nell’edizione di domenica 15 ottobre 2017. Se l’articolista non ha fatto errori il passaggio finale e cruciale del servizio ammette, testuale, la frase finale dei socialisti Pietracci e Del Bue:” Il PD(Partito Democratico) deve lavorare a una coalizione che oggi non c’è, allargando a destra, sinistra, e di lato”.  Si noti, la citazione (DI LATO), DI LATO!. Come può una citazione così importante, possibile preludio di una grande rivoluzione politica, restare confinata alla povera cronaca di un giornale locale?. Nessuno ci aveva ancora pensato al DI LATO! Dopo mezzo secolo di confusione politica, un trentennio berlusconiano e il tempo infinito della schizofrenia politica del manicomio, ora forse il nostro paese potrebbe salvarsi….DI LATO! Le liste socialiste abbinate a quelle fasciste? Gli ex democristiani con gli ex comunisti? Fiori, crisantemi, asini ed elefanti, simboli ripescati e rifatti dall’estetista, i repubblicani con Sgarbi, Sgarbi con i radicali perché prepara il suo movimento della bellezza  e ci vorrebbe qualcuno, come per esempio la Bonino che tanto si è data da fare per i diritti civili e il sano liberismo che consente il licenziamento dei lavoratori.Tutta robetta. Per quanto Sgarbi abbia voluto convincere il  suo popolo che la bellezza esiste e per dimostrarlo si fa riprendere da una telecamera nel momento della cacca e del bidè e confessa di avere scopato una donna mentre dettava un articolo al suo giornale della bellezza, ora anche lui, DI LATO, rischia di sparire se non prende subito in mano il pensiero dei navigati socialisti della prima Repubblica che hanno adesso un partito di tutto rispetto, un consenso sufficiente dello 0.1 e un segretario molto dignitoso, Nencini, che ha voluto sacrificarsi candidandosi nelle liste del PD ma solo per dimostrare che a Montecitorio ci poteva finire anche il segretario dei lavoratori. Ora è dovere di tutti dare ricchezza al passaggio della rivoluzione politica DI LATO per tornare alla serenità della vera iniziativa delle idee per la ricerca del consenso e per frantumare finalmente il tormento del popolo sempre disorientato. Agli uomini e alle donne che non capiscono, che non hanno mai capito e che rischiano di continuare a non capire, la politica deve impegnarsi moralmente con questo straordinario e metafisico messaggio così quando si vede la scheda elettorale e si rischia di ridere o piangere o, peggio, adesso, con la nuova legge elettorale DILATO, cercare una farmacia o un medico o uno psichiatra, l’uomo politico deve sapientemente convincere e tranquillizzare. E alla domanda, prima di mettere la crocetta sulla scheda:”Ma che cazzo è sta roba?”, si ha l’obbligo di rispondere:” Tranquillo, è una questione di lista, un calcolo matematico, però sempre DILATO…..DILATO”. L’umanità è sempre più felice, ha avuto il proporziunellum e poi il mattarellum e il porcellum.  Ha però rischiato con il rosatellum quando invidiosi e mele marce volevano fosse coniato come merdellum o fascistellum. Ma l’idea ha salvato tutti con la dilazione e la dilatazione del DILATELLUM!! Alè, alè, viva la Repubblica e viva l’Italia.